venerdì 25 gennaio 2019

Fanghi di depurazione, l'aumento dei limiti inquinanti un favore alle ecomafie?

Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall'agenzia Pressenza il 24 gennaio 2019

Mentre tutti guardavamo ai migranti il governo Salvini-Di Maio si trasformava in avvelenatore di terre. Da cittadini, da attivisti, da giornalisti ci siamo concentrati sul 49, il numero che identifica tanto i migranti costretti per oltre due settimane sulle navi Sea Watch 3 e Sea Eye che i milioni di euro rubati dalla Lega ai cittadini italiani attraverso la truffa sui rimborsi elettorali 2008-2010 (video TPI; l'Espresso). Mentre accusavamo il ministro dell'Interno Salvini di violazione dei diritti umani, il governo nascondeva un altro numero, altrettanto importante, tra le righe del “decreto Genova”: quel 1.000 che innalza il limite di inquinanti in fanghi di depurazione e gessi di defecazione utilizzabili come fertilizzante agricolo. Mentre accusiamo l'esecutivo di indossare la divisa del carceriere razzista, il governo italiano indossava, anche, gli eleganti abiti del trafficante di rifiuti.

sabato 12 gennaio 2019

Via Salaria 981, il Tmb incendiato e quei rifiuti a metà tra business, “complotti” e privatizzazioni

Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall'agenzia Pressenza l'8 gennaio 2019

«Complotto», «attacco al cuore dello Stato», «disastro annunciato»: sono alcune delle considerazioni che ruotano intorno all'incendio che l'11 dicembre 2018 ha investito un capannone (2.000 m2 circa) dell'impianto per il trattamento meccanico biologico (da ora Tmb) di via Salaria 981 a Roma, una situazione di fatto identica a quanto avvenuto nel 2015 e nella quale diossina, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), policlorobifenili (pcb) e polveri sottili (Pm10) hanno sostituito il puzzo dei rifiuti denunciato dal 2013 dai cittadini, costituitisi nel comitato “No Tmb”. L'incendio è il risultato più evidente non solo della cattiva gestione dell'impianto che della intera politica locale sui rifiuti, ma anche – e soprattutto – l'emblema di rapporti di potere che travalicano la mera questione della “monnezza“ romana per arrivare fino alle stanze del Campidoglio.

venerdì 7 dicembre 2018

Salvatore Gurreri e il triangolo Augusta-Melilli-Priolo: storia (di sangue) del progresso che «deporta»

Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall'agenzia Pressenza il 3 dicembre 2018


Molte delle immagini utilizzate in questo collage sono riprese dal documentario "Veneranda Augusta" di Francesco Cannavò (2016)

Salvatore lo trovano così, quel 13 giugno 1992: legato mani e piedi dentro il bagagliaio della sua vecchia Alfa Romeo verde. “Incaprettato”, come direbbero quei mafiosi che nella Sicilia di quel giugno 1992 hanno già ucciso il giudice Giovanni Falcone e si preparano, il 19 luglio, a far saltare in aria un'intera strada – via Mariano D'Amelio, a Palermo – per uccidere il giudice Paolo Borsellino. Ma ad uccidere Salvatore Gurreri non è stata la mafia. Forse. O almeno non è stata quella mafia, quella da autobombe e maxiprocessi. Ad uccidere Salvatore Gurreri, classe 1908, in quella Marina di Melilli di cui nel 1992 è rimasto unico cittadino ci ha pensato quello sviluppo economico che avvelena le terre, contamina l'aria e fa ammalare le persone.

martedì 4 dicembre 2018

La “guerra” alle ong nel Mediterraneo per favorire i profitti dei traffici illeciti del “mare di mezzo”?

Questo articolo è stato pubblicato originariamente dall'agenzia Pressenza il 7 novembre 2018.

Oggi, 20 settembre 2018, uno degli obiettivi politici di molti governi europei sembra pienamente raggiunto: il Mediterraneo centrale è privo di presidi umanitari, di imbarcazioni destinate a prestare soccorso, di mezzi attrezzati e personale formato al fine di salvare vite umane[1]

«Le ong complici degli scafisti» è stato – ed è – il leit-motiv di parte della politica e della magistratura, oggi nell'area di governo. Accuse senza prove, processi mediatici che crollano alla prova delle evidenze giudiziarie e che hanno un obiettivo tanto chiaro quanto pericoloso: sgombrare il Mediterraneo non tanto da chi “aiuta i migranti” quanto da osservatori indipendenti su quanto accade nel “mare di mezzo”. Perché mentre l'attenzione è focalizzata sugli sbarchi dalla Libia, il Mediterraneo rimane zona di ampi commerci, e tra una tonnara e uno yacht turistico non è difficile incappare in traffici di gasolio, droga o armi.

domenica 2 dicembre 2018

#AmbienteSvenduto - L'Ilva di Taranto come paradigma della «industrializzazione malata» italiana

Questo articolo è stato pubblicato originariamente dall'agenzia Pressenza il 15 ottobre 2018.

Armi (Salto di Quirra); rifiuti – tossici e non – come nella “terra dei Fuochi” in Campania o sotto l'autostrada Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi); produzione industriale priva di qualunque vincolo di tutela ambientale e sanitario: sono i tre pilastri su cui, dal 1948 ad oggi, governi di differente colore, durata e sensibilità hanno svenduto l'ambiente e la salute dei cittadini italiani sull'altare di un profitto senza programmazione, di politiche economiche ed occupazionali che assicura(va)no posti di lavoro e tumori e che oggi portano l'Italia a fare i conti con bambini nati deformi (Augusta-Melilli-Priolo), animali geneticamente modificati e latte materno alla diossina. Un modello economico che abbiamo anche esportato, con navi piene di rifiuti poi fatte affondare nel Mediterraneo o inviate come parte della (mala) cooperazione italiana.