lunedì 30 settembre 2019

Moro, il nemico di Gladio (5/5)

9 maggio 1978: il corpo dell'ex presidente del Consiglio Aldo Moro viene ritrovato nel portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani a Roma. Perché Moro sembra essere il vero e principale obiettivo dell'intera "operazione anticomunista" in Italia?

Nella storia dell’”operazione Gladio” è evidente, su tutti, un elemento: gli Stati Uniti hanno un nemico, e quel nemico si chiama Aldo Moro.
Tra il 25 e il 29 settembre 1974, insieme al Presidente della Repubblica Giovanni Leone, Moro è convocato negli Stati Uniti dal presidente repubblicano Gerald Ford, chiamato a sostituire Richard Nixon, dimessosi in seguito allo scandalo Watergate. Al centro dell’incontro il ritorno nell’alveo atlantico dell’Italia, che il vento del “compromesso storico” sta spostando troppo a sinistra.

venerdì 27 settembre 2019

Operazione Gladio, il golpe (fallito?) del Potere (4/5)

Nell'immagine: Aldo Moro (a destra) e Pietro Nenni (a sinistra), rispettivamente presidente e vicepresidente del primo governo di centro-sinistra della Repubblica italiana (dicembre 1963-luglio 1964). Governo contro il quale verrà sviluppato il Piano eversivo anticomunista che segna l'intera Storia della Repubblica italiana.

Gladio e Piano Solo sono collegate tramite la base di Capo Marrargiu (Alghero), centro di addestramento dei gladiatori – costruito nel 1954 con i soldi della Cia e l’attività della “Torremarina Srl”, società di copertura del Sifar - che il sistema di potere dietro il generale Giovanni De Lorenzo vuole usare come prigione per le 731 personalità di sinistra che i servizi segreti indicano come “sovversivi”: nella lista rientrano politici, giornalisti, sindacalisti e uomini di cultura tanto quanto persone comuni.

lunedì 23 settembre 2019

L'accordo Sifar-Cia del 1956 come primo passo per la strategia eversiva anticomunista in Italia (3/5)

La strage del treno "Italicus" (San Benedetto Val di Sambro, Bologna, 3-4 agosto 1974) è uno degli oltre trenta attentati sulla rete ferroviaria italiana. Un capitolo importante della "strategia della tensione" sviluppata nel nostro Paese. Quante di queste operazioni portano il marchio di Gladio?

Dal 1948 ad oggi la Storia della Repubblica italiana è un «copione che altri hanno scritto sulla nostra pelle», per dirla con Pietro Orsatti[1].
Un «copione» che viene messo nero su bianco grazie ad un accordo tra Sifar e Cia – i servizi segreti di Italia e Stati Uniti – firmato in un incontro del 18 aprile 1956 cui partecipano il colonnello Giulio Fettarappa Sandri e il maggiore Mario Accasto insieme agli agenti Cia Bob Porter e John Edwards. un accordo in cui sono racchiusi i primi anni della Repubblica: la propaganda anticomunista e l’occupazione di Trieste, le società di copertura dei servizi segreti (come la “Torremarina srl”) e la riabilitazione di fascisti e mafiosi dalla nuova «verginità antifascista»[2]. Un accordo in cui Cia e Sifar racchiudono il «copione» della “operazione Gladio” in Italia.

giovedì 19 settembre 2019

Dalla Brigata Osoppo all'"operazione Gladio", nascita di una Repubblica anticomunista (2/5)

Nell'immagine il generale Giovanni De Lorenzo: diventerà uno degli agenti di punta del progetto anticomunista in Italia
Organizzazione informativa-operativa nel territorio nazionale suscettibile di occupazione nemica

Si intitola così il promemoria che il generale Umberto Broccoli, capo del Sifar (il servizio segreto militare italiano) invia l’8 ottobre 1951 al capo dello Stato Maggiore della Difesa, il generale Luigi Efisio Marras.
È il documento con cui di fatto si gettano le basi per l’avvio dell’"operazione Gladio" in Italia.
Il promemoria denuncia la necessità di avere una rete di resistenza già attiva in caso di occupazione comunista. Creare, cioè, una rete immediatamente attivabile soprattutto su tre compiti:

  • fornire informazioni
  • sabotare gli impianti della forza occupante
  • fornire assistenza e vie di fuga ai militari rimasti dietro le linee nemiche

lunedì 16 settembre 2019

Accordo Sifar-Cia 1956, l'Italia firma il "copione" di una Repubblica eterodiretta (1/5)

Nelle immagini: la firma del Piano Marshall (a sinistra) e della Resa naziosta (qui nella firma del generale Alfred Jodl a Reims il 7 maggio 1945): le due firme da cui, di fatto, nascerà la Guerra Fredda

La resa nazista arriva il 2 maggio 1945 alla Reggia di Caserta, sede del quartier generale degli Alleati (“Operazione Sunrise-Crossword[Gnosis; RaiNews]). Un anno dopo, il 10 agosto 1946, il presidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano, Alcide De Gasperi, si presenta da «ex nemico» alla Conferenza di pace di Parigi (video La conferenza della pace: De Gasperi a Parigi).
Ma la nuova Repubblica nata dalla Resistenza riflette la continuità con un passato ancora attuale, con la mancata defascistizzazione della neonata macchina burocratica repubblicana e l’adozione di leggi emanate durante il fascismo, come quel Codice penale Rocco abolito solo nel 1989.
Con la ufficiale fine dell’occupazione nazi-fascista e lo sbarco degli Alleati in Sicilia (10 luglio 1943) per l’Italia si apre «un copione che altri hanno scritto sulla nostra pelle», come scrive Pietro Orsatti ne “Il bandito della Guerra Fredda” (Imprimatur, 2017). Un «copione» che al vecchio protagonista – la lotta partigiana antifascista – sostituisce la nuova minaccia comunista.