martedì 11 luglio 2017

Armi, guerra&Regimi, le relazioni pericolose della geopolitica bellica italiana

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "Processo alle armi", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 14 aprile 2017

Le armi fanno ampiamente parte della politica estera e industriale del governo italiano. A dirlo senza mezzi termini è la Federazione Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD) – di fatto il gruppo di pressione dell’industria bellica – nella Relazione dell’esercizio 2010. Una decisione politica che ha degli evidenti effetti tanto sul piano interno (destinazione di risorse pubbliche tra settore civile e militare, occupazione, ecc.) quanto sulle relazioni internazionali dell'Italia, come la decisione di non interrompere i rapporti con alcuni Paesi islamici «solo perché dei privati hanno finanziato dei terroristi, sarebbe come affermare che non bisogna avere rapporti con l'Italia perché c'è la mafia». A dirlo durante il convegno “Italia e Nato quale Difesa?” del novembre 2015 è la ministra della Difesa Roberta Pinotti, non certo imparziale quando si parla di industria bellica.

La geopolitica delle armi italiane? Schengen della Difesa e Finmeccanica

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "Processo alle armi", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 12 aprile 2017

Negli stessi anni in cui la legge 185/90 definisce un primo quadro normativo sul commercio delle armi italiane, il sesto governo Andreotti (luglio 1989-aprile 1991) ridefinisce la politica bellica nazionale attraverso il “Nuovo Modello di Difesa”, evidenziato nel rapporto sui Lineamenti di sviluppo delle forze armate per il decennio successivo, non discusso in Parlamento e reso di dominio pubblico con la partecipazione dell’Italia – la prima da Repubblica – alla prima guerra del Golfo (1990-1991). Prendendo spunto dal riorientamento strategico del Pentagono, la tutela degli interessi nazionali – affidata allo Stato Maggiore della Difesa – diventa globale, rivolta in particolare a quegli interessi che «direttamente incidono sul sistema economico e sullo sviluppo del sistema produttivo» italiano, «mantenendo la disponibilità delle fonti e vie di rifornimento dei prodotti energetici e strategici».

Armi italiane, cronistoria del potere dei "mercanti di morte"

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "Processo alle armi", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 10 aprile 2017

500.000 euro in armamenti, 2,5 milioni per le forze armate. È il costo, orario, della spesa militare italiana. Bombe, missili, navi da guerra, cacciabombardieri acquistati non con il budget della Difesa ma con il denaro destinato allo sviluppo economico del Paese. Armi e mezzi spesso inutilizzati per l’assenza dei fondi necessari all’uso e alla manutenzione, come parte dei tremila carri armati abbandonati nel cimitero di Lenta (Vercelli) e letteralmente regalati ai regimi non democratici di Pakistan, Libia e Gibuti.

lunedì 10 luglio 2017

La geopolitica delle armi? Un affare di Stato, torture e frontiere

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 7 aprile 2017

1.700 miliardi di dollari. È il giro d’affari che ogni anno genera il commercio legale delle armi. Un business che copre il 2-3% del commercio mondiale in cui l’Italia gioca da sempre un ruolo di primo piano - tra i primi cinque produttori di armi al mondo - trainato soprattutto da Finmeccanica (oggi Leonardo) per il settore delle armi pesanti e Beretta per le armi leggere. Perché quel «ripudio della guerra» sancito dai padri costituenti nell’articolo 11 della Costituzione è, in realtà, una mera costruzione retorica.

Le Gladio di Giacomo Pacini: Nato, anticomunismo e verità nascoste

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 3 aprile 2017

Da dove nasce Gladio? Dall’accordo Sifar-Cia del 1956, certo, ma anche – e forse soprattutto – dallo scontro tra le due grandi Chieste italiane: quella cattolica e quella comunista. Uno scontro che nasce lungo la frattura della Guerra Fredda, nel bel mezzo del secondo dopoguerra, e che si protrae fino alle bombe e agli omicidi degli anni Settanta e Ottanta.

L'anomalia del governo Parri tra vecchi e nuovi regimi

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 31 marzo 2017

Nel breve volgere di qualche mese, il clima in Italia cambia drasticamente. Nonostante la creazione dell’Alto Commissariato neanche il governo Bonomi dimostra di voler chiudere davvero i conti con il fascismo. Anzi, in più di un caso funzionari del vecchio regime vengono cooptati nell’amministrazione dell’Italia liberata, anche in ruoli di particolare importanza: Pietro Badoglio, Mario Roatta, Giuseppe Pieche o Lorenzo Maroni sono in tal senso casi più che emblematici.

La nuova Italia atlantica tra anticomunismo, DC e...Gladio

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 29 marzo 2017

4 aprile 1949: il governo De Gasperi aderisce al Trattato Nord Atlantico (più comunemente “Patto atlantico”), l’accordo firmato per tutelare l’Europa occidentale da un ipotetico attacco dell’Unione Sovietica.

Di guerra civile partigiana e dei tabù della memoria storica

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 27 marzo 2017

Norberto Bobbio e Claudio Pavone ne hanno discusso – per lo più in privato – per oltre cinquant’anni: la Resistenza è stata una guerra civile partigiana. Anzi, riprendendo il paradigma che Pavone definisce nel 1991, la “Repubblica nata dalla Resistenza” di guerre ne ha viste addirittura tre insieme: quella “patriottica” contro il nazismo, quella “civile” contro il fascismo e quella “di classe”, combattuta soprattutto dai partigiani provenienti dal mondo operaio e proletario.

Vendetta&violenza, la faccia sporca della Resistenza

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 24 marzo 2017

È il 29 aprile 1945: a Milano, in Piazzale Loreto, si celebra il funerale del regime fascista. In quella stessa piazza che il 10 agosto 1944 è stata teatro della fucilazione di quindici partigiani vengono esposti i corpi esanimi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e di alcuni tra gli alti gerarchi del regime, uccisi nei giorni precedenti. Per sottrarli alla folla inferocita – contro cui si espongono anche importanti capi partigiani come Ferruccio Parri e Sandro Pertini – i corpi privi di vita vengono appesi a testa in giù alla pensilina del distributore di benzina presente in piazza. Con quell’immagine, non voluta ma dall’alto simbolismo politico, anche il fascismo, come regime, ha ufficialmente capitolato.

L’amnistia Togliatti cancella le colpe del fascismo

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 22 marzo 2017

22 giugno 1946: il governo guidato da Alcide De Gasperi emana il “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari”. È la cosiddetta “Amnistia Togliatti”, dal nome dell’allora ministro di Grazia e Giustizia. Un procedimento che condona i reati comuni e politici – compresi il concorso in omicidio e il collaborazionismo con il nemico – commessi dai fascisti in tutto il territorio italiano fino al precedente 18 giugno.

Epurazioni&oblio: condannare o salvare i fascisti?

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 20 marzo 2017

Con il secondo governo Badoglio, formato a Salerno il 22 aprile 1944 di cui fanno parte anche i sei partiti del CLN, all’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo viene chiamato il conte Carlo Sforza, in sostituzione di Tito Zaniboni. Già ministro degli Esteri nel 1920-21 – e poi sotto i governi De Gasperi dal 1947 al 1951 – per le minacce subite dagli squadristi Sforza è dal 1927 in esilio prima in Belgio, poi in Francia e negli Stati Uniti.

Epurazione o desistenza? I fascisti “ripuliti” nell’Italia post-regime

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 17 marzo 2017

Il 13 marzo 1944 l’Unione Sovietica riconosce il governo Badoglio, seguita da Stati Uniti e Gran Bretagna. La decisione di Mosca si deve anche al lavoro diplomatico di Palmiro Togliatti, rifugiato in URSS dal 1926 che, in accordo con Stalin, tornato in Italia si farà promotore di una politica “di larghe intese”, volta a sconfiggere le forze di occupazione. Diretta conseguenza di questa politica sarà la decisione di abbandonare la pregiudiziale antimonarchica, rimandando alla fine della guerra il processo sui rapporti tra Casa Savoia e il regime. Un fronte diviso tra antifascisti e monarchia – è la tesi di Mosca e dunque dei togliattiani – indebolirebbe il potere dell’Italia nel quadrante mediterraneo a tutto vantaggio degli inglesi.

I processi ai simboli del fascismo e la mancata Norimberga italiana

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 15 marzo 2017

I tanti dilemmi sulle sanzioni vengono risolti nel principio del “colpire in alto e indulgere in basso“, una opzione che Alleati e governi italiani metteranno in campo dopo aver abbandonato l’idea di istituire un Processo di Norimberga anche per l’Italia (Il Post e StoriaXXISecolo.it). Al centro del progetto avrebbe dovuto esserci il “meccanismo del terrore” portato avanti tra il 1943 e il 1945 dagli uomini del Reich contro partigiani e popolazioni civili porta ad oltre 400 stragi e circa 15.000 vittime.

domenica 9 luglio 2017

Tra fascismo e Repubblica, la continuità dello Stato batte l’epurazione

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 13 marzo 2017

Tra i molti sistemi di potere che nel Ventennio traggono profitto dal fascismo - a partire da alcune tra le grandi industrie del Paese - è la monarchia ad essere individuata come simbolo massimo della consegna dell’Italia al regime. Neanche la partecipazione del re all’arresto di Mussolini ne riabilita il nome dinanzi al CLN. Vittorio Emanuele III deve andarsene. Lo vogliono gli antifascisti e lo vogliono gli Stati Uniti. Al contrario della Corona britannica, che continua ad appoggiare Casa Savoia, Washington è pronta a comandare un intervento unilaterale in Italia pur di destituire il re.

Il fascismo alla fine di Mussolini? Tradimenti e giri di valzer

Questo articolo, che fa parte dell'approfondimento "L'oblio della Repubblica", è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 10 marzo 2017

1945: finisce la Seconda Guerra Mondiale. Per il nostro Paese è però l’inizio di un altro conflitto, tutto interno, tra i partigiani e quel che resta del regime di Benito Mussolini. È la lotta per l'epurazione del fascismo dall'Italia, un processo che porta la Resistenza a diventare potere istituzionale e il vecchio regime sul banco degli imputati. O almeno dovrebbe. Perché in quel mondo che inizia a fare i conti con la politica dei blocchi, l’anticomunismo cancella il “maxiprocesso” al fascismo. L'epurazione antifascista diventa un mero processo di rimozione che semina i germi della strategia della tensione.

venerdì 7 luglio 2017

Un National Security Archive contro i Segreti della storia italiana?

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su "IlDettaglio.info" l'8 marzo 2017 con il titolo originale: "Direttiva Renzi sul Segreto di Stato: la rottamazione degli archivi "inutili""

Piazza Fontana (1969); Gioia Tauro (1970); Peteano (1972); Piazza della Loggia (1974); Ustica (1980); stazione di Bologna (1980); rapido 904 (1984): sono le stragi italiane desecretate dalla Direttiva Renzi dell’aprile 2014, l’atto con cui l’allora presidente del Consiglio ha proclamato, almeno virtualmente, la rottamazione dei Misteri d’Italia.

Rifiuti, segreti di Stato e immobilismo legislativo. Intervista ad Alessandro de Pascale

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

Le dichiarazioni desecretate di Carmine Schiavone sui rifiuti tossici sembrano aver scandalizzato soprattutto sulla sua previsione di morti per cancro di lì a vent'anni. Cosa che si sta rivelando vera. Quello che mi e ti chiedo è: può la “ragion di Stato” bastare come scusante per aver tenuto segrete dichiarazioni che, rese note fin dall'inizio, avrebbero permesso di tutelare la salute della popolazione e l'ambiente?

Un Paese normale non metterebbe mai il segreto di Stato su questioni così importanti che riguardano la salute delle persone. In Italia invece è stato fatto e non solo riguardo alle dichiarazioni di Schiavone. Nell'ultimo decennio sulle aree inquinate dalle ecomafie a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta sono stati condotti diversi studi che hanno analizzato suoli e acque. Il team di ricerca del Dipartimento scienze della terra dell'università Federico II° di Napoli in uno dei suoi studi sul territorio domitio-flegreo-aversano (oltre 300 campioni di suolo superficiale, altri 90 lungo profili pedologici profondi, cui si aggiungono quelli dell'acqua) ha rilevato come circa il 15% del suolo analizzato, secondo la legge italiana, è potenzialmente contaminato: almeno uno degli elementi tossici analizzati (tra i quali arsenico, rame, piombo, stagno, zinco, vanadio) supera infatti le soglie di accettabilità e ammissibilità imposte dalla nostra normativa anche solo per la destinazione d’uso abitativo (residenziale) o di verde pubblico (parchi e giardini). In pratica sulla base della nostra legge, non potrebbe viverci nessuno.

A chi fa comodo il silenzio sulle navi dei veleni? Intervista a Massimiliano Ferraro

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

Partiamo dall'inizio. Di cosa parliamo quando definiamo le “navi dei veleni”?

Si tratta di un sistema illegale di smaltimento dei rifiuti tossici e radioattivi messo in atto a partire dalla metà degli anni '70 utilizzando delle navi mercantili. Erano delle vecchie “carrette” che venivano stipate di sostanze nocive e poi fatte affondare in mare in spregio alle leggi nazionali e internazionali. Una grande mole di documenti e testimonianze, acquisite dal 1994 in poi, indica che dietro questi traffici si nascondeva un vero e proprio intreccio affaristico-criminale. Stiamo parlando di un connubio tra mafia, armatori compiacenti, servizi segreti e massoneria, mentre alla base del sistema c'erano le aziende italiane ed estere interessate a smaltire in maniera economica e veloce i loro rifiuti.

Velenitaly, capitolo IV: Campania e rifiuti. Camorra secondo estratto

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

La massoneria, o più precisamente Licio Gelli, compare anche negli accordi tra le ditte del nord Italia ed il clan camorristico-mafioso dei casalesi, nato come costola campana di cosa nostra sfruttando anche la politica dell'eradicamento e soggiorno obbligato in altre parti d'Italia. Dalla Sicilia i casalesi si allontaneranno – non solo fisicamente - dopo la guerra con i “viddani” di Totò Riina nel 1984. «Noi eravamo dei perdenti, mentre a Napoli diventammo vincenti», raccontava l'ex boss Carmine Schiavone. L'anno è il 1989. In quei mesi, a Basilea, viene creato il trattato che vieta l'esportazione di rifiuti tossici verso paesi in via di sviluppo. La storia del traffico di rifiuti degli anni che seguiranno testimoniano l'inutilità di questo documento.

Velenitaly, capitolo III: Somalia, il vaso di Pandora dei misteri d'Italia

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

La storia giudiziaria e giornalistica del traffico di rifiuti tossici italiani è, anche, la storia di trafficanti che si redimono. Realmente o solo per opportunismo. È il caso di Franco Bertolla del “gruppo-Pitelli, che consegna spontaneamente il “dossier Romania” alla Guardia Forestale. È il caso di Pietro Sebri, appartenente al “gruppo dei socialisti rampanti” che tentava la via dell'autonomia dai comunisti e che ruotava intorno alla figura di Bettino Craxi, leader di quella corrente che finanziava se stessa ed i movimenti di liberazione in giro per il mondo senza “utilizzare la Banca d'Italia”.

Velenitaly, capitolo II-bis: La Spezia, Tirana, Gline e il triangolo dei rifiuti tossici italiani

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

Alla Forestale di Brescia, il 13 maggio 1995, si presenta un uomo che rimarrà noto con il suo “nome in codice”: Pinocchio. Ancora oggi non se ne conosce la vera identità. Quel che è certo è che è persona molto ben informata, tanto da riuscire a mettere in relazione Orazio Duvia con l'ingegner Baffigi della multinazionale Mannesmann, coinvolto nello spostamento dei 41 fusti di Seveso. Pinocchio parlerà anche della Rigel e di due viaggi – dei quali non vi è traccia nella documentazione ufficiale – in Nord Africa e in quell'Albania che in quegli anni stava diventando deposito di armi e latitanti per il clan dei casalesi, secondo quanto dichiarato nel 1997 da Carmine Schiavone. Tirana, continua il racconto di Pinocchio, ospitava in quegli anni anche un sistema finanziario parallelo, verso il quale convergevano trafficanti e traffichini del campo dei rifiuti tossici. Una rete fatta di nomi di società, uomini e navi materialmente usate in questi viaggi a cui nessuno, comunque, ha ritenuto necessario prestare attenzione investigativa.

Velenitaly, capitolo II: La Spezia. Storia di discariche e navi dei veleni

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

Nella geografia del traffico di rifiuti tossici, tappa fondamentale è La Spezia, città che è stata allo stesso tempo destinazione finale e punto di partenza di questi traffici.

È dal suo porto, ad esempio, che parte la “nave dei veleni” Rigel, sparita a largo di Capo Spartivento (Reggio Calabria) il 21 settembre 1987. Somalia, Venezuela, Nigeria, Libano sono solo alcune delle tratte da cui torneranno queste navi, cariche di quei rifiuti tossici che l'Italia voleva nascondere sfruttando governi deboli e paesi in guerra. Le circa duemila tonnellate di rifiuti – uranio impoverito poi smaltito presso l'inceneritore di Marghera, secondo la prima Sezione civile del Tribunale di Roma - rispediti in Italia da Beirut vennero caricati sulla motonave Jolly Rosso, di proprietà dell'armatore Ignazio Messina & C, arenatasi il 14 dicembre 1990 ad Amantea (Cosenza).

Velenitaly, capitolo I: Seveso, nascita di un traffico internazionale

Questo articolo fa parte dell'inchiesta "Velenitaly - Storia (parziale) del traffico di rifiuti tossici italiano" pubblicata con The Blazoned Press nel gennaio 2014

In Brianza le voci che la Industrie Chimiche Meda Società Azionaria (Icmesa) interrasse i propri rifiuti si rincorrevano fin dal 1947, a due anni dallo spostamento della società dalla Svizzera, dove era stata creata nel 1924 dal gruppo ginevrino Givanaudan&C, a sua volta acquisito nel 1963 dalla multinazionale farmaceutica Hoffman-LaRoche.

giovedì 6 luglio 2017

La Consorteria Petrolifera - viaggio nel polmone nero del Potere italiano. Capitolo V: Lampi sull'Eni. Il gruppo di pressione

Questo articolo è stato pubblicato su The Blazoned Press il 1 luglio 2014

Rocco&Gian Maria

L'immagine più efficace per descrivere il potere petrolifero in Italia è quella di un pescatore in un lago inquinato. A pescare è Max Gazzé, attore in Basilicata Coast to Coast, film del 2010 diretto ed interpretato dal lucano Rocco Papaleo. Il lago inquinato – come certificano le analisi dell'Associazione per la tutela dell'ambiente e della salute in Basilicata (EHPA) dal 2011 - è quello artificiale del Pertusillo, dove i pesci muoiono più per le sostanze inquinanti che per la bravura dei pescatori.

La Consorteria Petrolifera - Viaggio nel polmone nero del Potere italiano. Capitolo IV: Basilicata. Ombre sul petrolio

Questo articolo è stato pubblicato su The Blazoned Press il 30 giugno 2014

Riprendere le esplorazioni di idrocarburi è un passaggio a cui non possiamo rinunciare per arrivare ad una bolletta energetica più leggera e sostenibile”. A dichiararlo, durante l'assemblea di Confindustria dello scorso maggio il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, che ha anche evidenziato come il governo non permetterà “che intransigenze ambientaliste o resistenze locali blocchino esigenze nazionali di questa portata”.

La Consorteria Petrolifera - Viaggio nel polmone nero del Potere italiano. Capitolo III: la Piramide (del Potere)

Questo articoli è stato pubblicato su The Blazoned Press il 27 giugno 2014

Dai cento giorni...

A Genova, mentre gli inquirenti indagano sull'aggiotaggio, Riccardo Garrone definiva un progetto per il raddoppio della capacità produttiva della raffineria ligure che prevedeva lo spostamento degli impianti ad Alessandria. La forte opposizione di amministratori locali e comitati cittadini fece spostare l'obiettivo di qualche centinaio di chilometri più a sud, verso la Sicilia.

La Consorteria Petrolifera - Viaggio nel polmone nero del Potere italiano. Capitolo II: la legge

Questo articolo è stato pubblicato su The Blazoned Press il 26 giugno 2014.

La “tangente Sincair” è chiusa da un pezzo quando l'Italia si risveglia con un nuovo scandalo tangenti legato al petrolio. Dai 30 milioni pagati una tantum nel 1924 si passa, tra il 1968 ed il 1973, ad una vera e propria “tassa del 5%” che le società petrolifere appartenenti all'Unione Petrolifera si auto-impongono per ottenere leggi favorevoli attraverso la corruzione dei principali partiti di governo dell'epoca.

mercoledì 5 luglio 2017

La Consorteria Petrolifera - Viaggio nel polmone nero del Potere italiano. Capitolo I: la Tangente Nera, o del finto nazionalismo di Mussolini

Questo articolo è stato pubblicato su The Blazoned Press il 25 giugno 2014.

Roma, 10 giugno 1924 – Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, viene rapito da un gruppo della “Ceka del Viminale”, la polizia politica fascista. Il suo corpo verrà ritrovato solo due mesi dopo. La sentenza di condanna degli esecutori dell'omicidio, emanata il 24 marzo 1926 dopo un processo farsa a Chieti, sarà completamente cancellata da provvedimenti di amnistia ed indulto. Pochi giorni prima del rapimento, il 30 maggio, il segretario del Psu aveva denunciato in Parlamento i brogli delle elezioni del 6 aprile, il cui esito era già viziato in favore del Partito Nazionale Fascista (Pnf) per effetto della legge Acerbo, introdotta l'anno precedente.

martedì 4 luglio 2017

L'Italia e quella res occulta da raccontare

omissis: [dalla loc. latina cēteris rebus omĭssis 'omesse le altre cose'. V. omesso ⁎ 1869] s.m. Inv. ● si usa, nella trascrizione, nella riproduzione o nelle copie di documenti, atti notarili e sim., per indicare l'omissione di parole o frasi tralasciate perché non necessarie o ritenute segreti di Stato | (est.) parte omessa: una relazione contenente troppi o.

[Zingarelli 2017]

Omesse le altre cose

Come si racconta un Paese come l'Italia?

Se ne possono raccontare i costumi, le mode e i tic; si possono seguire le storie dei campioni dello sport e delle stelle del cinema, dei grandi imprenditori o delle donne e degli uomini che animano la dialettica politica. Si può, dunque, raccontare il Paese patinato che sta sotto i riflettori, l'Italia dal trucco pesante che «omette le altre cose».

Oppure si può raccontare il Paese che sta ai margini dello schermo televisivo, che entra raramente negli articoli di giornale, seguendone i punti oscuri, raccontando l'Italia attraverso i suoi nervi scoperti: le bombe senza nome; i morti ammazzati e quelli fatti suicidare; il terrorismo di Stato e quello contro lo Stato; le trattative segrete, gli accordi sulla salute, sul sangue e contro i diritti delle popolazioni.

Sarà questa la linea editoriale delle Edizioni Omissis: seguire la memoria sporca di un'Italia dalla democrazia connivente, una res occulta[1] che dal 1948 ad oggi fa accordi con i suoi strati più criminali, che ha deviato e continua a deviare la sua Storia omettendola dietro verità di comodo, nascondendola dentro un gigantesco Archivio del Disonore in cui è occultato il rapporto tra legale e illegale che è fondamento del Potere italiano.

Un'Italia che agisce contro la sua stessa memoria, che celandosi dietro ai pezzi deviati delle istituzioni – che in realtà rispondono ad un preciso disegno politico – ha insabbiato e insabbia, ha delegittimato e delegittima, arrivando ad uccidere chi sapendo non ha taciuto, chi ha raccolto le prove per mettere in fila i «pezzi disorganizzati e frammentari» della nostra Storia.

Storia&Potere: è su questo connubio che si fonda il lavoro giornalistico di questo blog. Un lavoro che torni a spiegare - e non solo raccontare - i fatti ricostruendone dettagli e contesti, tornando al ragionamento come antidoto alle fake news e ad una indignazione ormai diventata mera attività da social network. Un lavoro rallentato e approfondito, che non si esaurisca nel breve passaggio di un tweet e che rimetta al centro l'importanza del tempo che investiamo come lettori e il consumo critico dell'informazione, ricordando – come scrive Carlo Lucarelli in "Navi a perdere"[2] – che «gli uomini che cercano, finché continuiamo a farci le loro domande, non muoiono mai».

Note

  1. Norberto Bobbio, La strage di Piazza della Loggia, Brescia, Editrice Morcelliana, 2014, p.13;
  2. Carlo Lucarelli, Navi a Perdere, Edizioni Ambiente, 2008, p.102