martedì 4 luglio 2017

L'Italia e quella res occulta da raccontare

omissis: [dalla loc. latina cēteris rebus omĭssis 'omesse le altre cose'. V. omesso ⁎ 1869] s.m. Inv. ● si usa, nella trascrizione, nella riproduzione o nelle copie di documenti, atti notarili e sim., per indicare l'omissione di parole o frasi tralasciate perché non necessarie o ritenute segreti di Stato | (est.) parte omessa: una relazione contenente troppi o.

[Zingarelli 2017]

Omesse le altre cose

Come si racconta un Paese come l'Italia?

Se ne possono raccontare i costumi, le mode e i tic; si possono seguire le storie dei campioni dello sport e delle stelle del cinema, dei grandi imprenditori o delle donne e degli uomini che animano la dialettica politica. Si può, dunque, raccontare il Paese patinato che sta sotto i riflettori, l'Italia dal trucco pesante che «omette le altre cose».

Oppure si può raccontare il Paese che sta ai margini dello schermo televisivo, che entra raramente negli articoli di giornale, seguendone i punti oscuri, raccontando l'Italia attraverso i suoi nervi scoperti: le bombe senza nome; i morti ammazzati e quelli fatti suicidare; il terrorismo di Stato e quello contro lo Stato; le trattative segrete, gli accordi sulla salute, sul sangue e contro i diritti delle popolazioni.

Sarà questa la linea editoriale delle Edizioni Omissis: seguire la memoria sporca di un'Italia dalla democrazia connivente, una res occulta[1] che dal 1948 ad oggi fa accordi con i suoi strati più criminali, che ha deviato e continua a deviare la sua Storia omettendola dietro verità di comodo, nascondendola dentro un gigantesco Archivio del Disonore in cui è occultato il rapporto tra legale e illegale che è fondamento del Potere italiano.

Un'Italia che agisce contro la sua stessa memoria, che celandosi dietro ai pezzi deviati delle istituzioni – che in realtà rispondono ad un preciso disegno politico – ha insabbiato e insabbia, ha delegittimato e delegittima, arrivando ad uccidere chi sapendo non ha taciuto, chi ha raccolto le prove per mettere in fila i «pezzi disorganizzati e frammentari» della nostra Storia.

Storia&Potere: è su questo connubio che si fonda il lavoro giornalistico di questo blog. Un lavoro che torni a spiegare - e non solo raccontare - i fatti ricostruendone dettagli e contesti, tornando al ragionamento come antidoto alle fake news e ad una indignazione ormai diventata mera attività da social network. Un lavoro rallentato e approfondito, che non si esaurisca nel breve passaggio di un tweet e che rimetta al centro l'importanza del tempo che investiamo come lettori e il consumo critico dell'informazione, ricordando – come scrive Carlo Lucarelli in "Navi a perdere"[2] – che «gli uomini che cercano, finché continuiamo a farci le loro domande, non muoiono mai».

Note

  1. Norberto Bobbio, La strage di Piazza della Loggia, Brescia, Editrice Morcelliana, 2014, p.13;
  2. Carlo Lucarelli, Navi a Perdere, Edizioni Ambiente, 2008, p.102

Nessun commento:

Posta un commento