venerdì 27 aprile 2018

È nel petrolio la chiave dell'omicidio di Cristiano Brigotti?

Nota a margine: Cristiano Brigotti come Mario Ferraro, Davide Cervia, Attilio Manca, Antonino Agostino, detto “Nino”: morti senza un perché ufficiale, omicidi senza colpevole circondati da domande senza risposta. A seguirli bene, però, quei punti (interrogativi) diventano come quel gioco dell'unire i puntini che si trova in certe riviste di enigmistica. La figura che ne viene fuori ha i più che nitidi contorni dell'interesse dello Stato. Sono storie in cui la Verità – quella con la maiuscola – non è mai stata (volutamente) trovata. Ci sono però delle verità probabili, delle ricostruzioni più plausibili di altre. Sono le “Ipotesi di Verità”: la nuova rubrica delle Edizioni Omissis

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«Cadavere ritrovato grazie all'odore di un gas inodore». Potrebbe riassumersi così la misteriosa morte di Cristiano Brigotti, carabiniere scelto il cui cadavere viene ritrovato, il 12 dicembre 2006, nell'appartamento da lui affittato vicino all'ambasciata italiana a El Biar, quartiere residenziale di Algeri. Il 20 sarebbe dovuto rientrare in Italia per le feste natalizie. Dopo 12 anni le certezze sulla vicenda sono poche e le domande rimangono le stesse: perché muore Cristiano Brigotti? O meglio: perché qualcuno lo uccide?

martedì 24 aprile 2018

Egitto, il peso dell'Italia nella repressione della "Generazione Carcere"

Giulio Regeni contro Zohr. Si spiegano lungo questa dicotomia gli odierni rapporti tra Italia ed Egitto: da un lato l'interesse di un giovane dottorando di Cambridge che, evidentemente, infastidisce il governo; dall'altro un giacimento da 850 miliardi di metri cubi di gas naturale – la più grande riserva ad oggi conosciuta nel mar Mediterraneo – che porta denaro e benefici tanto a Roma quanto a Il Cairo. In termini di scelte politico-economiche non c'è partita. Non può esserci partita se si tiene conto di due concetti di base: il pragmatismo a cui è improntata la politica estera italiana e i 4,6 miliardi di interscambio commerciale del 2016 che fanno dell'«Egitto[...]un partner ineludibile dell'Italia, così come l'Italia è imprescindibile per l'Egitto», come dichiarato nel settembre 2017 da Angelino Alfano, all'epoca ministro degli Esteri del governo Gentiloni. Ma cosa vuol dire, in concreto, fare affari con il regime di Abd al-Fattah al-Sisi?

venerdì 20 aprile 2018

La nuova Italia d'Africa? Armi e denaro ai dittatori per bloccare i migranti

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su ilDettaglio.info il 28 aprile 2017 con il titolo originale: La “pregiudiziale antimigrante” italo-europea? Un business con i dittatori africani"

Parlare dell’Africa con l’Africa. È la politica avviata dal governo Renzi a partire dalla Conferenza di Roma del 18 maggio 2016, cui partecipano 52 ministri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, 40 ministri degli Esteri e circa una ventina di rappresentanti di organizzazioni internazionali come Nkosazana Dlamini-Zuma, prima presidente donna della Commissione dell’Unione Africana, oggi sostituita da Moussa Faki Mahmat, ministro degli esteri del Ciad. Oltre all’ex premier, a fare gli onori di casa sono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli allora ministri Paolo Gentiloni (Esteri), Angelino Alfano (Interni), Maurizio Martina (Politiche agricole, alimentari e forestali), Gian Luca Galletti (Ambiente e tutela dell’ambiente e del mare) e Mario Giro, vice-ministro degli Esteri con delega alla cooperazione internazionale e all’Africa.

martedì 17 aprile 2018

Ciancio Sanfilippo a processo, alla sbarra il concorso esterno alla mafia del Potere catanese

20 Marzo 2018, Catania, Prima sezione del Tribunale penale: inizia uno dei più importanti processi nella storia cittadina. Alla sbarra, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, c'è Mario Ciancio Sanfilippo, l'editore più potente della città e uno degli uomini più potenti d'Italia, non solo in termini mediatici. Quasi duecento testimoni da ascoltare tra ex boss, politici, imprenditori e giornalisti; 40 faldoni processuali e un numero indefinibile di ore di intercettazioni telefoniche e ambientali per un processo che, di fatto, vede al centro i rapporti tra la mafia e l'“area grigia” - nel caso specifico con il clan dei Santapaola-Ercolano, ancora oggi egemone in città – che da sempre la legittima, ma quello di Catania sarà soprattutto il racconto del funzionamento di un certo tipo di potere in Italia, declinato in salsa locale ma dagli ampi riflessi sul piano nazionale.

venerdì 13 aprile 2018

Perché nessuno si scaglia contro l'"immigrazione nucleare" in Italia?

Luglio 2017: l'Italia è pronta a rilasciare 200.000 visti temporanei permettendo ai migranti il libero accesso all'Unione Europea in risposta alla chiusura del confine alpino e alla “libizzazione” del nostro Paese. «Nuclear option», «opzione nucleare» la definisce il quotidiano britannico Times, che per primo dà la notizia. Ma di "opzione nucleare", in Italia, ce n'è un'altra: le 70 testate nucleari (poco) segretamente tenute a Ghedi ed Aviano a cui nessun politico ha mai detto «aiutiamoli a casa loro».

martedì 10 aprile 2018

Il circuito dei Camosci – L'Italia delle carceri speciali

Per fronteggiare l'"emergenza terrorismo" degli anni Settanta il governo italiano non ricorre solo alle torture di Stato (Triaca, Di Lenardo, Mantovani, Arcangeli) ma anche a quello che Christian G. De Vito definisce “Circuito dei camosci[1]: il sistema delle carceri speciali per detenuti politici nato con la riforma carceraria del 1975, con la quale vengono definiti benefici per i detenuti che decidono di collaborare con la giustizia.

venerdì 6 aprile 2018

Vincenzo Scarantino, quando si inventa il nemico sbagliato. E lo si tortura

Io non sapevo neanche dov'era via D'Amelio. Ho parlato solo per paura: mi torturavano, mi picchiavano, mi facevano morire di fame

A parlare così è Vincenzo Scarantino, lo “scassapagliari” diventato supertestimone in quel mistero che è, ancora oggi, la strage di via D'Amelio (19 luglio 1992) in cui perdono la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Quella di Scarantino è ormai una storia nota: viene arrestato il 29 settembre 1992 per essersi accusato (con altri) dell'attentato, per la cui esecuzione viene condannato a 18 anni di carcere e al pagamento di 4,5 milioni di lire di multa. Tra il 1992 e il 1994 è detenuto nel supercarcere di Pianosa, dove è (oggi) noto il ricorso alla tortura. È in quel biennio che viene costruito il “pentito” Vincenzo Scarantino. Diventa, nella ricostruzione di ben sei processi e due sentenze della Cassazione, il “killer” che stacca la testa delle vittime con un taglierino e, soprattutto, il mafioso che porta l'autobomba (una Fiat 126) sotto casa della madre del giudice.

martedì 3 aprile 2018

Tortura, i (De) Tormenti(s) delle Brigate Rosse

17 dicembre 1981: a Verona la cellula veneta delle Brigate Rosse sequestra il generale statunitense James Lee Dozier, dal giugno 1980 vicecapo di Stato maggiore del Comando forze terrestri Nato nel Sud Europa (FTASE) e pluridecorato reduce del Vietnam. Tra i suoi compiti c'è il coordinamento dell'attività dell'Esercito italiano dall'Appennino fino alla Jugoslavia, potendo contare su una unità missilistica americana dislocata a Vicenza. Ha per questo accesso ad informazioni confidenziali e potenzialmente interessanti per le Br, soprattutto se si tiene conto della tesi che li vuole parte di un più ampio fronte creato dall'Unione Sovietica in Europa Occidentale che coinvolge anche gruppi come la RAF tedesca o il gruppo Separat e può contare su uomini, armi e finanziamenti del “Fronte del Rifiuto” di Mu'ammar Gheddafi.