martedì 29 maggio 2018

Aldo Moro tra Lodo e "Affaire"


La copertina del settimanale Time del 14 giugno 1976 che ritrae il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Eloquente il titolo scelto: "La minaccia rossa"

«Facilitare il ritorno degli occidentali negli Stati da cui erano stati estromessi»: è la perfetta sintesi della visione politica tenuta da Aldo Moro come presidente del Consiglio (1963-1968 e 1974-1976) e ministro degli Esteri (1969-1972 e 1973-1974)[1]. Una politica che, scrive lo stesso ministro in un telegramma declassificato del 26 settembre 1969 indirizzato a Emilio Colombo e Giuseppe Saragat, rispettivamente presidente del Consiglio e della Repubblica, deve

agire con discrezione puntando ogni sforzo su metodi politici, economici, e comunque di apertura verso quelle ragionevoli richieste di forniture militari, purché eseguite con discrezione

venerdì 25 maggio 2018

Il Lodo Moro prima del Lodo

Noi non potevamo sostenere la trattativa e consentire una qualsiasi legittimazione delle Brigate Rosse come fossero dei “combattenti”, o “guerriglieri”. Noi non potevamo definirli compagni rivoluzionari, aprire un dialogo con loro. Sarebbe stata la fine[…]Perché se questo riconoscimento ci fosse stato, a quel punto qualunque paese estero a noi geograficamente vicino si sarebbe sentito autorizzato a intromettersi, magari a venire a sostenerli, quasi ci fosse una fazione politica contro l'altra...un esercito di guerriglieri liberatori. No, erano nemici e terroristi e assassini. Non compagni rivoluzionari

A parlare così è Ugo Pecchioli, a lungo responsabile della sezione Problemi dello Stato del Partito Comunista, in seguito membro della Commissione d'inchiesta Moro, alla giornalista Sandra Bonsanti[1].

martedì 22 maggio 2018

Una guerra tra bande dietro l'omicidio (del Lodo) Moro?

A chi fa comodo l'«assenza di Moro» dalla politica? È la domanda che Leonardo Sciascia si pone ne L'affaire Moro (Sellerio, 1978) ed è, di fatto, la domanda a cui ancora oggi non è stata data risposta.

venerdì 18 maggio 2018

Dalla prigionia Aldo Moro rivela: “Esiste un patto di non belligeranza con i palestinesi”

Nessun attentato in cambio della libera circolazione di armi e terroristi: è quanto prevede dal Lodo Moro, un patto che l'Italia firma con le organizzazioni palestinesi tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Un patto di cui nessuno, in quegli anni, può parlare. Dopo l'uccisione di Enrico Mattei è lo strumento che permette al nostro Paese di cooperare con il mondo arabo tanto a livello politico quanto economico, pagando il petrolio con le armi, in maniera più o meno legale. Un patto che l'Italia viola (almeno) due volte, pagandone le conseguenze, sullo sfondo di un cambio radicale negli equilibri del potere nazionale: il Partito Comunista al governo. Un cambio pericoloso che deve essere fermato. Anche a costo di un (ipotizzato) colpo di Stato?

martedì 15 maggio 2018

Graziella De Palo e Italo Toni, scomparsi sulle tracce del petrolio di Aldo Moro?

Prologo a un omicidio da non risolvere

«Agenti stranieri arrivati in Libano per assassinare un alto esponente dell’Olp», l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina guidata da Yasser Arafat. È l’accusa mossa nel febbraio 1981 contro Domenico Spinella e Luciano Ruggeri, che a Beirut ci vanno a causa del terrorismo internazionale, ma non certo come “agenti“. Sono entrambi due vicequestori – Spinella dell’Ucigos[1], Ruggeri dell’Interpol – chiamati ad assistere il giudice istruttore Maurizio Landi, che a Torino cerca conferme alle dichiarazioni di Patrizio Peci - il primo “pentito” delle Brigate Rosse - e di altri ex terroristi ormai dissociatisi dalla lotta armata. I due sarebbero dovuti arrivare nella capitale libanese il 2 marzo 1981. In una conferenza del 28 febbraio vengono però additati come agenti della Cia, un'accusa difficile da confermare ma comunque pericolosa in un Paese che dal 1975 subisce gli effetti della guerra civile e il cui presidente, Camille Chamoun, è accusato di fare gli interessi occidentali.

venerdì 11 maggio 2018

Strage Fiumicino 1973, esiste(va) una amnistia occulta per i palestinesi?

A Dir Yassin, un villaggio arabo alle porte di Gerusalemme, il 10 aprile 1948 gli israeliani uccidono 254 persone. Ad eseguire l’operazione sono i gruppi terroristici “Irgun” e “Lehi” (o “Banda Stern”)[1]. È a questo massacro che si rifà il commando palestinese che a Dubai, il 21 novembre 1974, dirotta il volo Londra-Brunei della British Airways. Per rilasciare i 47 ostaggi i dirottatori vogliono la liberazione di tredici loro compagni detenuti nelle carceri egiziane, tra cui i cinque terroristi di Fiumicino. Dicono di appartenere alla “Squadra del martire Abu Mahmud” e pretendono che il governo britannico sconfessi la Dichiarazione di Balfour con la quale, il 2 novembre 1917, viene di fatto creato lo Stato d’Israele. Il volo dirottato fa sosta in Libia prima di atterrare definitivamente a Tunisi.

martedì 8 maggio 2018

Fiumicino 1973, la strage censurata tra petrolio e Palestina

C’è un patto, in Italia, firmato tra gli anni Settanta e Ottanta. Un patto su cui ancora oggi si scrive poco, nonostante sia importante per capire l’epoca delle bombe e delle stragi politiche che in quegli anni investono il nostro Paese. Un patto che trasforma l’Italia in un “corridoio di transito” per il terrorismo internazionale, soprattutto quello legato agli interessi petroliferi italiani. Un patto di non belligeranza che inizia con un mangianastri esplosivo ed un dirottamento aereo per finire con due giornalisti scomparsi e una Renault 4 sporca del sangue del vertice di questo patto. Lo chiamano "Lodo Moro".