venerdì 29 giugno 2018

Uranio impoverito, “negazionismo” di Stato per tutelare l'affare dei poligoni tossici?

#UranioImpoverito

Risulta del processo di arricchimento dell'uranio, usato in ambito militare, impiegato per l'alta capacità di penetrazione e il basso costo, è stato impiegato nelle guerre degli ultimi vent'anni, dalla prima Guerra del Golfo alla guerra in Siria. Portando con sé malformazioni (anche genetiche), malattie e tumori tra militari e popolazioni civili. Ma il ministero della Difesa nega tutto. Nonostante un numero sempre più alto di morti.

martedì 26 giugno 2018

Chi ha fermato la cattura di Matteo Messina Denaro?

Chi ha fermato l'”Operazione Svetonio”?

Antonio Vaccarino tra il 1982 e il 1983 è sindaco democristiano a Castelvetrano, di cui sarà anche consigliere comunale. Da sempre vicino alla famiglia Messina Denaro, il pentito Vincenzo Calcara lo indica già a Paolo Borsellino come reggente della famiglia mafiosa di Castelvetrano e massone del Grande Oriente d'Italia. Condannato nel 1997 a 6 anni e mezzo per narcotraffico, nel 2001 viene assolto in appello per il reato di associazione mafiosa. Un'assoluzione “politica”, necessaria ad un progetto ben più grande: la cattura di Matteo Messina Denaro. Dal 2004 Vaccarino diventa “Svetonio”, il nome che il boss trapanese gli dà nelle lettere che i due si scambiano per i successivi tre anni. Dietro all'ex sindaco – e all'assoluzione – c'è il Sisde di Mario Mori (poi processato, e assolto, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano nel 1995 e per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina nel 1993) con cui contemporaneamente inizia a collaborare. Dichiara l'ex sindaco in un'intervista rilasciata il 16 luglio 2017 a Sandro Ruotolo per Fanpage.it.

venerdì 22 giugno 2018

La rete di "'u Siccu" - chi aiuta Matteo Messina Denaro?

La strage di via D'Amelio (19 luglio 1992) in cui perdono la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. È uno dei momenti più evidenti dell'uso "militare" della mafia da parte dello Stato e dei suoi pezzi cosiddetti "deviati"

La Trattativa sulla pelle: crescita di un futuro boss

Figlio d'arte, Matteo Messina Denaro inizia la sua carriera criminale dalla base della piramide commettendo omicidi per i corleonesi, seppur con alterne fotune: il commissario Rino Germanà – che riesce a prendergli le impronte digitali – si salva durante uno scontro a fuoco, nel settembre 1992, grazie al kalashnikov di Leoluca Bagarella che si inceppa. Da quel momento Germanà viene dimenticato, nonostante sia stato uno degli investigatori più attenti al rapporto mafia-economia legale. O forse proprio per questo, perché si sa che in Italia, chi fa il suo dovere ne paga spesso le conseguenze. È quello che nel 1992 capita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che da procuratore di Marsala, nel 1989, firma la prima denuncia per associazione mafiosa contro “'U Siccu”. È il primo germe che porterà alla strage di via d'Amelio (19 luglio 1992), in cui è ormai accertata la collaborazione tra mafia e servizi segreti, un patto inscritto nella vita di Matteo Messina Denaro fin dal suo battesimo cristiano: a fargli da padrino è infatti Antonino Marotta, ex membro della banda di Salvatore Giuliano che nel Natale 1949 ospita un incontro tra il bandito e le autorità di pubblica sicurezza in Sicilia e nel 2010 – quando viene arrestato nell'ambito dell'operazione “Golem 2”, ad 83 anni – considerato “fiancheggiatore” del boss trapanese.

martedì 19 giugno 2018

"El Chapo" Messina Denaro: la mafia trapanese protegge la trattativa Stato-mafia?

In Italia cosa nostra non spara più; in Messico i cittadini consultano i social network per sapere quali strade sono a rischio sparatoria. Narcos&mafie, poteri collaterali a quelle istituzioni con cui hanno da sempre un patto, indicibile ma chiaro: voti in cambio di protezione. È la storia del potere di Joaquín “El Chapo” Guzmán Loera e i governi messicani; è stata per 40 anni la storia di Bernardo Provenzano e del mai abbastanza investigato rapporto tra istituzioni, mafie e servizi segreti ed è, oggi, il patto che protegge la tatitanza di Matteo Messina Denaro, “'u Siccu”, considerato l'ultimo boss di cosa nostra. Lo hanno avvistato ovunque anche se per alcuni è morto da tempo. La domanda è d'obbligo: Matteo Messina Denaro è un boss ancora da temere o solo un “marchio” utile a nascondere il vero accordo tra Stato e mafia?

sabato 16 giugno 2018

OPL245, quella maxitangente archetipo della malacooperazione italiana in Africa

1,3 miliardi di dollari, la più grande tangente dai tempi di Mani Pulite, con al centro uno dei più grandi giacimenti petroliferi dell'Africa: l'Oil Prospecting Leases 245 (OPL245) – 9,23 miliardi di barili di greggio potenziali nel Delta del Niger la cui proprietà è divisa tra Shell ed Eni. È questo il perno del processo che si apre presso la Procura di Milano il 20 giugno, in un contesto fatto di petrolio e tangenti, ma anche di tentati omicidi e magistrati corrotti. Mentre la prescrizione, con oltre 200 testimoni ascoltabili, è più che una mera ipotesi.

venerdì 8 giugno 2018

“Processo” ad Antonio Mazzeo, l'obbedienza (militarista) sta tornando una virtù?

11 giugno 2018: Messina processa la disobbedienza e la libertà di pensiero. Sul banco degli imputati c'è Antonio Mazzeo: giornalista, ricercatore sui temi della pace, della risoluzione non violenta dei conflitti e sulla militarizzazione del territorio oltre che professore, da 34 anni, presso l'ICS “Canizzaro-Galatti”. La dirigente scolastica, dottoressa Giovanna Cacciola, lo accusa di aver «più volte denigrato» l'operato della scuola e dei suoi dirigenti, avendo denunciato l'ennesimo atto di militarizzazione delle scuole italiane. Formalmente, l'accusa è «mancata osservanza del codice comportamentale dei dipendenti pubblici», di fatto è un “processo” politico all'attivismo pacifista e antimilitarista.

martedì 5 giugno 2018

Petrolio, l'incompiuto Inferno di Pasolini

L'analisi di un Paese in trasformazione, in vera e propria «mutazione antropologica» e del Potere-ombra che lo gestisce negli anni Settanta: è questo, in massima sintesi, Petrolio, la gigantesca opera ultima di Pier Paolo Pasolini iniziata nel 1972 e (non) terminata con il suo omicidio all'Idroscalo di Ostia nella notte tra 1 e 2 novembre 1975, pubblicato solo nel 1992 da Einaudi.

venerdì 1 giugno 2018

Lodo Moro, a un passo da un golpe ipotetico

29 Dicembre 1971: con 518 voti su 1008 (51,4%) Giovanni Leone è eletto Presidente della Repubblica Italiana. Tra i sei presidenti della Repubblica eletti fino a quel momento è la percentuale di voti più bassa, ma la risicata vittoria è da leggersi anche come risarcimento per l'elezione al Quirinale di Antonio Segni, nel 1962, arrivata solo grazie al dossieraggio illegale contro la moglie di Leone. È la vittoria del centro-destra democristiano. Ma è, soprattutto, la sconfitta di Aldo Moro e del suo progetto di centro-sinistra, con il ritorno di Giulio Andreotti a Palazzo Chigi (1972) per guidare il suo terzo esecutivo e riportare l'Italia al centro.