martedì 23 ottobre 2018

Chi suicida i segreti del colonnello Rocca, il "crowdfunder" di Gladio?

È un colpo di pistola calibro 6.35 a porre fine alla vita del colonnello Renzo Rocca, che si suicida nel suo studio di via Barberini 86, a Roma, il 27 giugno 1968. La pistola viene ritrovata vicino al cadavere, ma la prova del guanto di paraffina (tecnica oggi superata) dà esito negativo. Dalle ricostruzioni successive emerge che nelle ore precedenti Rocca sia passato a comprare la cena e che alle 17.30 abbia fissato un appuntamento, al quale non arriverà mai. Suicidio per esaurimento nervoso, dicono gli inquirenti, ma ancora oggi sulla sua morte ci sono ombre che portano fino al cuore dei segreti della “strategia della tensione”. A questo punto la domanda è d'obbligo: il colonnello Renzo Rocca muore davvero per suicidio?

Il “ministro della Paura” del Sifar

Nato ad Alba (Piemonte) nel 1910, Rocca a 36 anni è già colonnello. Tre anni dopo entra a far parte del Sifar, il servizio segreto militare che nel 1949 l'allora ministro della Difesa Randolfo Pacciardi istituisce in sostituzione del Servizio Informazioni Militare (SIM) usato dal regime fascista. Noto per la sua riservatezza, Rocca entra in buoni rapporti con i suoi superiori, in primis Paolo Emilio Taviani – ministro della Difesa (1953-1958) e dell'Interno (1962-1968; 1973-1974) – e soprattutto con l'ammiraglio Eugenio Henke, futuro responsabile dei servizi segreti e capo di Stato Maggiore della Difesa.

Con l'arrivo del generale Giovanni De Lorenzo alla guida del Sifar (1955) il colonnello Rocca viene posto a capo dell'Ufficio “Ricerche Economiche ed Industriali”, che si occupa di controspionaggio industriale e, di fatto, mette in contatto i servizi segreti con il mondo della politica e della finanza. Rocca, però, si occupa anche di un altro compito: realizzare finti dossier – naturalmente non divulgabili se non ad alcune figure istituzionali – al solo scopo di creare allarmismo nella classe politica, in un contesto storico che nel 1963 vedrà il primo tentativo di governo di centrosinistra, con Aldo Moro presidente e Pietro Nenni suo vice (video RaiStoria), in un primo embrionale tentativo di “compromesso storico”. Quelli, peraltro, sono gli anni del superdossieraggio” voluto proprio da De Lorenzo: 157.000 inchieste su preferenze sessuali ed orientamenti politici di imprenditori come Enrico Mattei, uomini politici – tra cui lo stesso Moro – militari, giornalisti, sindacalisti e semplici simpatizzanti del Partito Comunista. Sottoposti a questa indagine illegale ci sono anche la moglie di Giovanni Leone, "candidato" alla Presidenza della Repubblica contro Antonio Segni, e il Papa.

Molte delle informative prodotte dal Rei vertono sul contesto politico ed economico nazionale: si parla ad esempio della volontà di molte grandi imprese – ad iniziare dalla Fiat di Vittorio Valletta – di vendere all'estero parti dei propri pacchetti azionari: «le previsioni dei più autorevoli esperti economici italiani e stranieri sul futuro dell'Italia sono pessimistiche. Il peggio deve ancora venire», scrive Rocca in una nota del marzo 1964, in cui denuncia il sempre maggior peso politico del Partito Comunista, contro il quale viene suggerita l'istituzione di speciali corpi armati. Tra le sigle richiamate l'”Unione Democratica per la Nuova Repubblica” dell'ex ministro Pacciardi, nato per volontà e grazie al finanziamento degli Stati Uniti – tramite l'allora ambasciatrice Claire Boothe Luce, a Roma dal 1953 al 1956 – e per il quale il colonnello Rocca chiede fondi ad alcuni tra i principali industriali italiani, come Valletta e Giorgio Valerio, al vertice di Montedison. Alcune di queste imprese, diventerà noto con le indagini nei decenni a seguire, finanzieranno il gruppo eversivo della “Rosa dei Venti” guidata dal generale Amos Spiazzi (.pdf). Il progetto non va in porto, e Washington decide di rivolgersi ad altre organizzazioni in cui verranno comunque “riciclati” personaggi legati al progetto “Nuova Repubblica” come Enzo Maria Dantini, ingegnere geologo vicino a Giorgio Almirante e soprattutto alla struttura Gladio.

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Il memoriale Rocca

Il 28 giugno 1966 per volontà del capo di Stato maggiore della Difesa, generale Giuseppe Aloja, il colonnello Rocca viene allontanato dal suo incarico nella fase di passaggio tra il Sifar e il “nuovo” Servizio Informazioni Difesa (Sid). Prima di congedarsi, Rocca consegna all'ammiraglio Henke – primo direttore del neonato Servizio – un memoriale in cui ricostruisce per intero la sua attività: dalle commesse militari italiane e Nato al traffico di armi; dai rapporti con le grandi imprese italiane a quelli con i militari del Terzo Mondo fino ad un misterioso “Programma Pvl”, il tutto seguendo gli ordini degli alti vertici dello Stato: dai servizi segreti al Presidente della Repubblica, passando per i principali organi dell'Esecutivo (presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri, ministero della Difesa).

L'allontanamento del colonnello coincide anche con un importante avvicendamento imprenditoriale: il cambio alla presidenza della Fiat tra Vittorio Valletta e Gianni Agnelli, in quel periodo attivo sostenitore di un (futuro) governo Taviani. Da quel momento l'intero gruppo che ha sostenuto Rocca lo abbandona, tanto che al suo funerale non si presenterà nessun esponente di quella classe politica ed imprenditoriale che il colonnello ha servito durante il suo operato al Rei, uno degli uffici più importanti nella Strategia della tensione. O forse il più importante.

Il vero ruolo del Rei

Nato per il controspionaggio industriale – tutelare la segretezza delle licenze industriali e controllare il commercio delle armi delle aziende italiane verso Paesi stranieri – il Rei viene fin da subito investito di un compito ben più importante: reperire attraverso appalti militari fondi per finanziare l'attività anti-comunista, come il convegno tenuto all'Hotel Parco dei Principi di Roma (3-5 maggio 1965) che costituisce atto fondativo della “Strategia della tensione”. Tra le attività dell'ufficio c'è inoltre una completa ridefinizione della propaganda, che Rocca vuole «continua, totale, pesante, massiccia, elementare, estesa a tutto il territorio nazionale e senza riguardi per nessuno» e basata sull'uso di tutti i canali possibili, dalla radio ai giornali, dai convegni ai mercati fino alle fabbriche.

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L'ufficio Rei è, di fatto, la “cassa” con cui Sifar e Cia – legati dall'accordo segreto del 1952 – finanziano i gruppi paramilitari anticomunisti. Secondo quanto dichiarerà l'ex ufficiale Sid Angelo De Feo, a Rocca viene affidato un ulteriore compito: reclutare civili, ex militari ed ex agenti della Marina Militare come “agenti provocatori” per «azioni di fiancheggiamento e provocazione nei confronti delle forze dell'ordine» da utilizzare nelle manifestazioni della sinistra, come quella dei 50.000 edili del 9 ottobre 1963. Secondo quanto denuncia l'ex presidente del Consiglio Ferruccio Parri (giugno-dicembre 1945), a gestire l'operazione ci sono Rocca, Valletta e Luigi Cavallo, giornalista noto per le sue campagne anti-sovietiche.

Vi sono in Italia organizzazioni particolari che conoscono in teoria e nella pratica per esercitarli continuamente, i principi della guerra psicologica, della guerra non ortodossa, della lotta clandestina, delle tattiche di disturbo, delle azioni preventive e repressive, della tecnica della provocazione, del ricatto, ecc.

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È a questi gruppi – scrive Rocca in un documento inviato al colonnello Giovanni Allavena, comandante dell'Ufficio D (controspionaggio) del Sifar e iscritto alla P2 – che bisogna affidare la guerriglia anti-comunista, sfruttando «i principi della guerra psicologica, della guerra non ortodossa, della lotta clandestina»: gruppi come quelli legati all'ex senatore comunista Eugenio Reale, all'ex ministro Ricciardi (“Nuova Repubblica”), agli onorevoli Alfredo Crocco, Mario Scelba e Guido Gonella, di Giulio Andreotti – l'Ufficio Affari Riservati? – all'epoca ministro della Difesa e di altri esponenti politici di destra, fino ai gruppi dell'estrema destra come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. A guidare questi gruppi di professionisti – dediti ad azioni «esecutive ed operative» come intimidazioni, minacce, sabotaggi e atti terroristici – nel 1963 Rocca propone l'istituzione di un organo direttivo composto da non più di tre o quattro persone[1] e attivo anche per fare pressione «in sede politica, governativa ed economica»: tra i documenti sequestrati dopo la morte di Rocca – un totale di 447 fogli – uno riporta un breve elenco di “persone con incarichi riservati” che l'ammiraglio Henke definisce come fonti Sifar in Italia e all'estero: e se fossero in realtà i membri di questo direttivo anti-Pci?

Tra i documenti che nel 1961 il Rei invia al generale De Lorenzo si parla di “guerra territoriale”, affidata a tre organizzazioni mai accertate ma che – con gli studi storici degli anni seguenti – è possibile individuare in:

  • Gladio, all'epoca già operativa;
  • nei “Nuclei per la Difesa dello Stato”, composti da alcune cellule ordinoviste venete, tra cui quelle responsabili della strage di Piazza Fontana, la cui attività è secretata dietra la pubblicizzazione della lista Gladio del 1991;
  • nel cosiddetto “Sid Parallelo”, composto da 87 alti funzionari dell'esercito e dei vari servizi di sicurezza (Umanità Nova; Repubblica).

Il Rei è, dunque, uno degli uffici operativi che la Nato predispone nell'ambito della guerra all'Unione Sovietica e, nello specifico, contro l'ipotesi – sempre più reale – di un ingresso del Partito Comunista nell'area di governo: quel “compromesso storico” posto tra le possibili cause dell'omicidio di Aldo Moro. L'operazione “Demagnetize” - con l'obiettivo di mettere fuorilegge il Pci – è affidata non a caso ad agenti Cia come William Colby e Thomas Karamessines, noti per aver già sviluppato reti anticomuniste “Stay Behind” in Francia, Norvegia e Cile: Karamessines è, infatti, il vertice del colpo di Stato che l'11 settembre 1973 porta all'omicidio di Salvador Allende e alla dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990).

La struttura anti-comunista che viene creata – Gladio – assorbe l'intera “organizzazione O”, composta dai membri della ex brigata partigiana cattolica Osoppo-Friuli, del “Movimento Avanguardia Cattolica Italiana” (MACI) di Pietro Cattaneo e del “Movimento Azione Rivoluzionaria” (MAR) di Carlo Fumagalli.

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A coordinare l'attività dei gladiatori italiani – di cui ancora oggi non si conoscono numero esatto né lista completa – è la V sezione “Studi e Addestramento” (SAD, a cui sono affidati i contatti con la Cia) dell'Ufficio R del Sifar (controspionaggio) al cui interno è formato il “Gladio Committee”, composto da 8 militari Sifar e 3 Cia. Dell'esistenza di questa struttura ne saranno messi a conoscenza la presidenza della Repubblica e quella del Consiglio dei ministri oltre che i ministeri dell'Interno, della Difesa e degli Esteri.

Finanziamenti del Rei – tenuti fuori dai bilanci ufficiali del Sifar - che oltre che al convegno dell'Hotel Parco dei Principi vanno alla “Rivista D” di Pino Rauti e all'operazione – finanziata attraverso “Il Borghese” dell'ex X Mas Mario Tedeschi – di affissione di manifesti inneggianti la Cina popolare tra Firenze, Livorno e Roma (gennaio 1966) affidata a membri di Avanguardia Nazionale, guidata da Stefano Delle Chiaie. Tra i gruppi – come emergerà nel 1970 da un'inchiesta di Ruggero Zangrandi per Paese Sera, poi riportata nel libro “Inchiesta sul Sifar” – il Rei finanzia l'attività neofascista di Ordine Nuovo, Fronte Nazionale, Europa Civiltà, Soccorso Tricolore e delle squadre di provocatori guidate da Luigi Cavallo. Anche Ordine Nuovo, dichiarerà al giudice Carlo Mastelloni il generale Emanuele Borsi di Parma, è una «struttura paramilitare, sorretta dai servizi di sicurezza della Nato, che aveva compiti di guerriglia e di informazione in caso di invasione».

Nel 1991 emerge inoltre l'ordine dato dal ministro Taviani al colonnello Rocca di trovare finanziamenti per un giornale in lingua tedesca da diffondere in Alto Adige: un sistema per inviare fondi al terrorismo altoatesino (TPI News; Repubblica; Misteri d'Italia), autore nei primi anni Sessanta di 300 attentati a tralicci dell'alta tensione, centrali elettriche e stazioni ferroviarie in varie città italiane (e fino a Roma)? Il generale Spiazzi, che denuncia la presenza di uomini del Sifar tra gli attentatori, viene trasferito, mentre un altro generale che si occupa del caso – l'ex comandante dei Carabinieri (1956-1968) Carlo Ciglieri – muore in un incidente d'auto il 27 aprile 1969: dal veicolo viene sottratta una busta di documenti, mai più ritrovata (Repubblica; La Stampa).

Suicidio vs omicidio: un caso ancora aperto

Dalle ricostruzioni un dato, sulla morte del colonnello, emerge nitidamente: Rocca non aveva alcuna intenzione di suicidarsi. Lo dimostra il fatto che alle 17.30 del giorno dell'ipotetico suicidio fissa un appuntamento con il parigrado Nicola Falde, suo successore al Rei.

Quando viene trovato cadavere, il colonnello Rocca deve essere interrogato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Piano Solo (1964), il progetto golpista dei Carabinieri – da qui il nome – volto a porre in stato d'arresto presso il carcere sardo di Capo Marrargiu, dove è presente il principale centro addestramento Gladio, 731 uomini politici comunisti o filo-comunisti. Piano che rientra con l'uscita dei socialisti dal governo e per il quale si ipotizza sempre più sia stato un mero «strumento di pressione» per tenere il governo a destra. Nello stesso periodo sono state accertate altre due operazioni: l'esercitazione “Corazza Alata” della Nato e il finanziamento da 35 miliardi di lire di Confindustria al “Piano Noto”.

Qualcosa, in quelle ultime ore prima della sua morte, comunque accade: è accertato che il colonnello prosciughi ben due conti correnti – non si sa se personali o del Sifar – mentre la mattina di quel 27 giugno incontra Cavallo, al quale, stando alla ricostruzione che ne darà Edgardo Sogno in un'intervista dell'aprile 1999 (contenuta nel libro “Gladio. Storia di finti complotti e veri patrioti” di Andrea Pannocchia e Franco Tosolini), il colonnello dichiara che Taviani gli ha chiesto “una cosa impossibile”. Quello stesso Taviani che, qualche ora dopo, si farà negare al telefono.

Perché chi indaga viene fermato?

Se i generali Spiazzi e Ciglieri vengono fermati mentre aprono interrogativi sul finanziamento del Rei al terrorismo altoatesino, anche le indagini sulla morte del colonnello Rocca saranno fermate: su richiesta dell'ammiraglio Henke il procuratore generale della Corte d'Appello di Roma, Ugo Guarnera, toglie l'inchiesta al magistrato Ottorino Pesce, che per primo solleva dubbi – fondati – sul suicidio; il generale Giorgio Manes, vicecomandante dei carabinieri che denuncia l'attività “deviata” dell'Arma guidata da De Lorenzo, è sottoposto ad una campagna denigratoria e non riesce a confermare le accuse dinanzi alla Commissione Stragi, dove avrebbe dovuto testimoniare se il 25 giugno 1963 non fosse morto d'infarto. Al giudice Giovanni Tamburino viene avocata l'inchiesta sui gruppi paramilitari anticomunisti, trasferita a quel giudice Claudio Vitalone che, da Roma, si occupa di mettere a tacere le inchieste scomode per Giulio Andreotti, di cui è noto fedelissimo. Infine, nel 1994, l'indagine promossa a Padova dai magistrati Sergio Dini e Benedetto Roberti, volta ad indagare sui rapporti tra l'Ufficio Rei e Gladio, viene avocata al tribunale militare di Roma per essere dimenticata

Quale «interesse nazionale» dietro la morte del colonnello Rocca?

Quello del colonnello Rocca è, scrive la polizia, un «suicidio nell'interesse del Paese», come riporta Guglielmo Pepe su Repubblica il 7 novembre 1990. Ad oggi, e sono passati esattamente 50 anni, non è dato sapere se sia stato davvero un suicidio, un omicidio ben mascherato o un suicidio indotto. Quel che appare chiaro, grazie alle ricostruzioni storiche e ai documenti fin qui resi pubblici, è che a morire, quel pomeriggio del 27 giugno 1968, è uno dei nodi principali della rete atlantica italiana. Forse addirittura il nodo principale, l'uomo a cui è affidata l'organizzazione tout court delle operazioni anticomuniste in Italia. Il perché, però, rimane ancora un mistero.

Note:

  1. «Un tipo di organizzazione potrebbe essere il seguente: al vertice un comitato segreto ristrettissimo costituito da: un rappresentante dei finanziatori; un organizzatore; un rappresentante dei controllori; un amministratore scelto dai finanziatori» scrive il colonnello Rocca nel documento, riservato, “Idee e suggerimenti per una seria, efficiente e globale attività anti-comunista in Italia” del 12 settembre 1963.

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