venerdì 7 dicembre 2018

Salvatore Gurreri e il triangolo Augusta-Melilli-Priolo: storia (di sangue) del progresso che «deporta»

Questo articolo è stato originariamente pubblicato dall'agenzia Pressenza il 3 dicembre 2018


Molte delle immagini utilizzate in questo collage sono riprese dal documentario "Veneranda Augusta" di Francesco Cannavò (2016)

Salvatore lo trovano così, quel 13 giugno 1992: legato mani e piedi dentro il bagagliaio della sua vecchia Alfa Romeo verde. “Incaprettato”, come direbbero quei mafiosi che nella Sicilia di quel giugno 1992 hanno già ucciso il giudice Giovanni Falcone e si preparano, il 19 luglio, a far saltare in aria un'intera strada – via Mariano D'Amelio, a Palermo – per uccidere il giudice Paolo Borsellino. Ma ad uccidere Salvatore Gurreri non è stata la mafia. Forse. O almeno non è stata quella mafia, quella da autobombe e maxiprocessi. Ad uccidere Salvatore Gurreri, classe 1908, in quella Marina di Melilli di cui nel 1992 è rimasto unico cittadino ci ha pensato quello sviluppo economico che avvelena le terre, contamina l'aria e fa ammalare le persone.

martedì 4 dicembre 2018

La “guerra” alle ong nel Mediterraneo per favorire i profitti dei traffici illeciti del “mare di mezzo”?

Questo articolo è stato pubblicato originariamente dall'agenzia Pressenza il 7 novembre 2018.

Oggi, 20 settembre 2018, uno degli obiettivi politici di molti governi europei sembra pienamente raggiunto: il Mediterraneo centrale è privo di presidi umanitari, di imbarcazioni destinate a prestare soccorso, di mezzi attrezzati e personale formato al fine di salvare vite umane[1]

«Le ong complici degli scafisti» è stato – ed è – il leit-motiv di parte della politica e della magistratura, oggi nell'area di governo. Accuse senza prove, processi mediatici che crollano alla prova delle evidenze giudiziarie e che hanno un obiettivo tanto chiaro quanto pericoloso: sgombrare il Mediterraneo non tanto da chi “aiuta i migranti” quanto da osservatori indipendenti su quanto accade nel “mare di mezzo”. Perché mentre l'attenzione è focalizzata sugli sbarchi dalla Libia, il Mediterraneo rimane zona di ampi commerci, e tra una tonnara e uno yacht turistico non è difficile incappare in traffici di gasolio, droga o armi.

domenica 2 dicembre 2018

#AmbienteSvenduto - L'Ilva di Taranto come paradigma della «industrializzazione malata» italiana

Questo articolo è stato pubblicato originariamente dall'agenzia Pressenza il 15 ottobre 2018.

Armi (Salto di Quirra); rifiuti – tossici e non – come nella “terra dei Fuochi” in Campania o sotto l'autostrada Brescia-Bergamo-Milano (BreBeMi); produzione industriale priva di qualunque vincolo di tutela ambientale e sanitario: sono i tre pilastri su cui, dal 1948 ad oggi, governi di differente colore, durata e sensibilità hanno svenduto l'ambiente e la salute dei cittadini italiani sull'altare di un profitto senza programmazione, di politiche economiche ed occupazionali che assicura(va)no posti di lavoro e tumori e che oggi portano l'Italia a fare i conti con bambini nati deformi (Augusta-Melilli-Priolo), animali geneticamente modificati e latte materno alla diossina. Un modello economico che abbiamo anche esportato, con navi piene di rifiuti poi fatte affondare nel Mediterraneo o inviate come parte della (mala) cooperazione italiana.