domenica 17 marzo 2019

#OmissisReports - di guerre ai migranti, alle donne e per l'acqua, mentre la Fiat si allea(va) con la dittatura in Brasile (edizione marzo 2019)

Da marzo 2019 le Edizioni Omissis si sono dotate di una nuova newsletter: gli #OmissisReports (che uso anche come hashtag su Twitter), uno strumento che vuole tornare ad approfondire e ragionare, cercando di uscire dalla logica dei social e degli algoritmi che sempre meno hanno a che fare con il giornalismo. Non sarà una semplice riproposizione degli articoli del blog, ma una più ampia selezione non legata alla stretta attualità. Ogni mese, inoltre, un post sul blog riassumerà il meglio delle notizie pubblicate sulla newsletter.

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In Copertina

Gli sciacalli della finanza brindano a Salvini. Si sviluppa in ben 17 articoli il lavoro d'inchiesta che Valori.it realizza - grazie ad Andrea Barolini, Rosy Battaglia, Luigino Bruni, Matteo Cavallito, Nicoletta Dentico, Corrado Fontana ed Emanuele Isonio - sulla gestione dei centri per migranti che, grazie al nuovo decreto sicurezza, sarà affidata al gruppo elvetico ORS, controllato dal fondo di private equity Equistone Partners, riconducibile alla banca Barclays, ma nell'affare entrano anche investitori sauditi e svizzeri. Appare quindi avere ancora più senso la decisione del ministro di spostarsi sui Centri di accoglienza straordinaria (CAS) gestiti da privati a discapito del sistema pubblico degli Sprar, triplicando i costi di gestione. Dopo la criminalizzazione dei migranti, il sempre più governo Salvini passa alla privatizzazione dei centri di accoglienza, sullo sfondo un passo ancora più inquietante: perché tra le società a cui verranno affidati i centri c'è la francese Gepsa (gruppo GDF-Suez), che in Francia si occupa della gestione delle carceri.
Leggi l'intera inchiesta su Valori.

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#NonSonounBersaglio. 1.300 aggressioni in 16 Paesi in conflitto o in stato d'emergenza; 3.000 casi riscontrati in Italia nel 2018, di cui solo la metà denunciati: sono i dati sulle aggressioni agli operatori sanitari, al centro della campagna "#NonSonounBersaglio", promossa da Croce Rossa Italiana e Mezzaluna Rossa. Aggressioni che vengono anche dai raid degli Stati Uniti e dalle bombe prodotte in Italia. Di questa campagna ho scritto lo scorso 9 marzo per l'agenzia Pressenza International Press Agency

Auto, dittature&spionaggio. Il Brasile della dittatura si allea con la Fiat per spiarne gli operai. È quanto emerge da una serie di documenti ritrovati negli archivi italiani e brasiliani dell'azienda – che attua la stessa procedura anche in Italia – e che viene raccontata già “in diretta” da Graziella De Palo (qui l'articolo in .pdf), poi scomparsa a Beirut il 2 settembre 1980 insieme ad Italo Toni in uno dei tanti misteri d'Italia. La documentazione sull'attività filo-regime della Fiat in Brasile è andata in parte perduta, ma la vicenda solleva un interrogativo interessante per la storia italiana: quanto sono importanti le aziende italiane per le dittature (di ieri e di oggi)?
Leggi su Fatto Quotidiano | The Intercept

La (futura?) guerra per l'oro blu? Città del Capo senz'acqua: non è il plot dell'ennesimo film catastrofico ma quanto poteva accadere nel gennaio 2018, quando la capitale legislativa del Sud Africa era già pronta a chiudere l'approvvigionamento idrico per 3,7 milioni di abitanti. Il pericolo è stato scampato, ma l'allarme lanciato dalle Nazioni Unite è chiaro: entro il 2050 5,7 miliardi di persone potrebbero vivere in aree in cui almeno un mese all'anno non è garantito l'accesso all'acqua a causa del sovrappopolamento, dei cambiamenti climatici e dell'eccessivo consumo di acqua. Se il 2050 sembra un futuro prossimo ma ancora lontano, le stime Onu stimano che, già oggi, in questa condizione vivono 3,6 miliardi di persone. Per questo l'oro blu potrebbe diventare causa di guerre nei prossimi decenni, scalzando il petrolio. O forse nella Prima guerra per l'acqua ci siamo già?
Leggi l'approfondimento su Valigia Blu

7,8 miliardi di euro. Tanto è costata all'Italia la guerra in Afghanistan dal 2001 ad ottobre 2017 secondo gli studi dell'Osservatorio Mil€x 2018, mentre la ministra della Difesa Elisabetta Trenta annuncia una Commissione di studio per un possibile ritiro delle truppe. 6,5 miliardi è il costo "ufficiale" della missione, vale a dire in media più di un milione al giorno per un conflitto nato da una serie di bugie la cui conclusione è stata annunciata troppo in fretta (e più volte). 280 milioni di euro, invece, l'investimento che il nostro Paese ha realizzato nello stesso periodo in iniziative di cooperazione civile. Ancora una volta tra armi e pace l'Italia sceglie di seguire la prima via, mentre stipula accordi bilaterali senza passare dal Parlamento (Italia-Niger) e un altro "tour promozionale" promuove le armi italiane - che ora fanno parte del "Sistema Paese" - in giro per il Medio Oriente. Torna valido, questa volta grazie all'appello di padre Alex Zanotelli, quel dubbio che la sinistra italiana si porta dietro, irrisolto, almeno dagli anni Settanta: uscire o no dalla Nato?

Tu lo conosci l'ISDS? Si chiama Investor-State Dispute Settlement (video) è il meccanismo con cui si risolvono le controversie tra investitori e Stato nell'ambito dei Trattati bilaterali d'investimento. O, meglio: è il sistema che permette alle multinazionali di citare in giudizio di fronte alle corti arbitrali internazionali - note per essere spesso in pieno conflitto d'interessi - i governi quando questi, in estrema sintesi, ledono il diritto al profitto delle imprese, anche quando sul banco degli imputati c'è la tutela di diritti fondamentali come quello alla salute o la tutela dell'ambiente. Dettaglio non da poco conto: ai governi non è concesso citare in giudizio le imprese. E chissà cosa ne pensa ora l'Italia, da sempre sostenitore di questo strumento che, dal 2014, si trova sul banco degli imputati. Nel 2012 Corporate European Observatory e Transnational Institute hanno realizzato uno studio - che trovi qui in .pdf - in cui hanno denunciano la creazione di una vera e propria "industria degli arbitrati internazionali". L'agenzia Pressenza International Press Agency ne ha fatto una petizione per chiudere questa pratica e che puoi firmare cliccando qui.

Il Personaggio

Assalto alle donne. Immobile di due piani con giardino, in vendita a Roma, quartiere Tuscolano. “Piccolo” dettaglio: i locali sono sede della Casa delle donne Lucha y Siesta, che il Comune – che non ha mai speso un euro per l'attività del centro – ha deciso di sacrificare per i disastrosi conti dell'Atac, la municipalizzata dei trasporti. Così, dopo la revoca della concessione alla Casa Internazionale delle Donne (luglio 2018) le istituzioni cittadine antepongono il profitto ai diritti delle donne e di una intera comunità, che dal marzo 2008 ha visto 1.200 donne uscire da situazioni di violenza grazie all'operato del centro. È, di fatto, il riflesso locale di una politica nazionale che ha nel Ddl Pillon il suo apice e vuole il ritorno alla famiglia tradizionale (per chi?) e agli aborti nascosti nell'illegalità. Ma le italiane e gli italiani sono davvero pronti a fare un salto indietro di qualche secolo?
Leggi su Pressenza | Internazionale | Valigia Blu

Prossimamente su Omissis Edizioni

Privacy&Controllo sociale. Dallo scorso luglio la polizia italiana ha usato un nuovo sistema di riconoscimento facciale (SARI) basato su un gigantesco database di 16 milioni di foto segnaletiche (9 milioni delle quali di persone identificate solo una volta), permettendo così l'arresto di ladri e taccheggiatori. Ma i punti critici sembrano essere molti più dei vantaggi, ad iniziare dal fatto che – cifre alla mano – significa che circa un italiano su tre, adolescenti esclusi, è finito nel database, né ad oggi si sa come i dati siano stati raccolti. Una tecnologia del genere, denunciano molti osservatori, rischia di minare profondamente la privacy e la libertà dei cittadini. Sempre che, insieme alla Via della Seta, dalla Cina non si decida di importare anche il Sistema di Credito sociale.
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