giovedì 2 maggio 2019

#OmissisReport - Turchia-Egitto, reprimere in nome della Fortezza Europa. (edizione aprile 2019)

Secondo riepilogo degli #OmissisReport, la newsletter bisettimanale e gratuita delle Edizioni Omissis. Nel mese di aprile, le notizie più rilevanti parlano della multa comminata all'Italia a gennaio per il "bluff" sull'inquinamento dell'Ilva e di Malak al-Kashif, arrestata il 6 marzo 2019 a Il Cairo in quanto transessuale: la comunità Lgbtq è infatti ai primi posti nella repressione dei diritti in quell'Egitto che è ormai diventato guardiano del confine merigionale della Fortezza Europa, che già protegge il confine orientale con i 3 miliardi di euro concessi alla Turchia di Erdogan: la repressione di quei diritti per cui l'Unione si batte, ad Ankara come a Il Cairo

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In Copertina

I guardiani della Fortezza (Europa). Abd al-Fattah al-Sisi sempre più avviato verso il ruolo di "guardiano" (anti-migrante) del confine meridionale della Fortezza Europa: è il principale risultato del primo Vertice Ue-Lega Araba (Sharm El-Sheikh, 24-25 febbraio 2019), sulla falsariga dell'identico progetto che dal 2016 ha affidato al premier turco Recip Tayyp Erdogan lo stesso ruolo lungo il confine orientale europeo. Ciò significa totale libertà per il Presidente egiziano e la rinuncia alla Verità sul caso Regeni, a dire il vero mai realmente cercata dall'Italia.
Intanto Bruxelles sta definendo insieme ad Algeria, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Tunisia e Turchia un programma di condivisione di dati inerenti razza, salute, affiliazioni politico-religiose dei cittadini. Come per l'Eritrea (e non solo) la dimostrazione che l'Ue stia creando una ampia rete di "dittatori buoni".
Leggi su Consiglio Europeo | Il Manifesto/1 (immagine) | Il Manifesto/2

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Il bluff del non-inquinamento all'Ilva. 900.000 euro: è la multa che a gennaio la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo commina all'Italia per aver lasciato i cittadini di Taranto a vivere in una zona, quella dell'Ilva, ad alta densità d'inquinamento senza aver peraltro avvisato la popolazione, a cui non sono stati forniti tutti gli strumenti necessari per presentare esposti e denunce. Dal 2001 la Commissione Europea invita gli Stati membri ad individuare, monitorare e controllare le fonti di diossina, di cui la più grande del continente è proprio l'area tarantina. Il Ministero dell'Ambiente italiano, riporta Ivano Marescotti su Pressenza, dal 2002 disponeva di un database dal quale emergeva l'eccesso di emissioni. Un dato che veniva di fatto ignorato – così come quello per altre sostanze cancerogene come il benzo(a)pirene – anche per complicità politica, come dimostrerà il caso Archinà-Regione.
Oggi la situazione è identica: le «tecnologie che riducono del 20% le emissioni nocive» annunciate dal ministro Luigi Di Maio su Facebook a settembre o non ci sono o non funzionano, dato che le emissioni dall'Ilva registrano, oggi, punte dal +32% al +137% per benzene o Idrocarburi policiclici aromatici (IPA). E mentre nessuno può toccare Arcelor Mittal – che dichiara di usare i migliori standard disponibili per l'Ilva – ai bambini continua ad essere negato il diritto allo studio.
Leggi su EuNews | Valori | Pressenza

Di stragi, Stato e del concetto di libertà. Da un evento traumatico si può uscire in due modi: con la rabbia o con la ragione. Ad una strage che fa 50 morti - come quella di Christchurch, in Nuova Zelanda - si può rispondere chiedendo più armi per la "difesa personale" oppure tagliare il problema alla radice. Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda ha scelto la seconda strada, con una riforma della legge sulla vendita delle armi, mettendo al bando la vendita di armi d'assalto e fucili semi automatici.
Nel particolare caso di Christchurch si potrebbe aprire un ampio discorso sul ruolo dei social network - che forse dovremmo iniziare a mettere un po' da parte - mentre parlare di controllo delle armi, mi è stato fatto notare a commento del mio approfondimento sul Comitato Direttiva 477, significa parlare di fatto del rapporto tra libertà e controllo dello Stato. Un lavoro interessante in merito, realizzato dal giornale anarchico Umanità Nova, che può essere più o meno condivisibile. Ma a me il dubbio rimane: piuttosto che preoccuparci del loro controllo, non sarebbe più opportuno (ma certo più difficile) lottare per una società in cui, semplicemente, non servano armi?
Spunti interessanti, oltre che su Umanità Nova/1 | Umanità Nova/2, puoi leggerli su Unimondo | Lettera43 | Diritti Globali

Quella prigione per giornalisti chiamata Turchia. Erol Önderoğlu (Rsf, Ipi); Şebnem Korur Fincancı (preidente della Fondazione per i diritti umani della Turchia) e il giornalista Ahmet Nesin stanno in queste ore ricevendo il verdetto di un processo che in Turchia li vede da oltre tre anni accusati di "propaganda a favore di una organizzazione terroristica", "incitamento a commettere un crimine" e altri "crimini" per aver preso parte alla campagna di solidarietà "Capi redattori all'erta" del quotidiano filo-curdo Özgür Gündem, oggi chiuso e il cui proprietario - Ali Gürbüz - è stato sottoposto a violazione del diritto alla libertà di espressione, secondo quanto deciso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu).
Oltre 170 i giornalisti che il regime di Erdogan ha silenziato o tentato di silenziare tramite l'arresto o l'obbligo di lasciare il Paese. Anche grazie ai 3 miliardi di euro assicurati da Bruxelles. Quali risvolti avranno sul regime le recenti sconfitte elettorali?
Leggi su BalcaniCaucaso | Articolo21 | Voci Scomode

Il personaggio

Malak e i "crimini d'omosessualità" in Egitto. Tra le libertà che l'Unione Europea concede al regime di al-Sisi c'è la repressione della comunità Lgbtq, contro la quale rimane legale il cosiddetto "test anale", a cui nessun detenuto può sottrarsi. Test a cui è stata sottoposto anche Malak al-Kashif, 19enne transessuale arrestata il 6 marzo 2019 a Il Cairo e che, dopo aver tentato il suicidio lo scorso anno, in prigione viene privata di adeguate cure fisiche e psicologiche. Insieme a molti altri oppositori del regime, al-Kashif è stata arrestata nell'ambito dell'inchiesta 1739/2018, accusata di partecipazione a organizzazioni illegali e diffusione di notizie false. La campagna governativa contro il movimento Lgbtq inizia nel 2001 e si è ancor più inasprita dal 2013 come risposta alla maggior libertà (di discussione) della rivoluzione del 2011. Negli ultimi 6 anni il numero di arrestati per "crimine d'omosessualità" in Egitto sono quintuplicati rispetto al periodo pre-2011.
Leggi su Nena News | Middle East Eye

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