giovedì 19 settembre 2019

Dalla Brigata Osoppo all'"operazione Gladio", nascita di una Repubblica anticomunista (2/5)

Nell'immagine il generale Giovanni De Lorenzo: diventerà uno degli agenti di punta del progetto anticomunista in Italia
Organizzazione informativa-operativa nel territorio nazionale suscettibile di occupazione nemica

Si intitola così il promemoria che il generale Umberto Broccoli, capo del Sifar (il servizio segreto militare italiano) invia l’8 ottobre 1951 al capo dello Stato Maggiore della Difesa, il generale Luigi Efisio Marras.
È il documento con cui di fatto si gettano le basi per l’avvio dell’"operazione Gladio" in Italia.
Il promemoria denuncia la necessità di avere una rete di resistenza già attiva in caso di occupazione comunista. Creare, cioè, una rete immediatamente attivabile soprattutto su tre compiti:

  • fornire informazioni
  • sabotare gli impianti della forza occupante
  • fornire assistenza e vie di fuga ai militari rimasti dietro le linee nemiche

Breviario per una rete europea contro il comunismo

Una struttura clandestina, ad ordinamento cellulare, formata da personale che «per età, sesso ed occupazione» non sia facilmente internabile né deportabile dal nemico e, naturalmente, di chiara fede anticomunista: è così che il generale Broccoli definisce la struttura che ha in mente, rifacendosi a progetti simili che stanno nascendo in tutta Europa (e non solo), dal Portogallo – dove dal 1966 opera la misteriosa agenzia di stampa Aginter Press – alla Turchia, dalla Svezia alla Spagna: strutture che sono ad esempio dietro l’assassinio di esponenti di spicco dei partiti comunisti (Julien Lahaut in Belgio nel 1950; Pablo Neruda in Cile nel 1973 [Corriere della Sera; Quotidiano.net]; Eduardo Chivambo Mondlane, leader del Fronte di Liberazione del Mozambico nel 1969 ad opera proprio dell’Aginter Press); colpi di Stato (contro Makarios III a Cipro nel 1974 e in favore dei colonnelli in Grecia nel 1967; Turchia, nel settembre 1980 [East Journal; Linkiesta]

Un anno prima del promemoria Broccoli - nel 1950 - a Berlino Ovest è convocato il “Congresso per la libertà della cultura” (CFF, nella sua sigla inglese): uno dei tanti “dipartimenti occulti” con cui la Cia porta avanti la “Dottrina” anticomunista ideata nel 1947 dal presidente Harry Truman. Fino al 1967, ultimo anno di attività, il CFF dispone di uffici in 35 Paesi, anche extraeuropei, nei quali svolge la propria attività di propaganda anticomunista attraverso la pubblicazione di riviste e articoli d’opinione, l’organizzazione di esposizioni d’arte e attività culturali di vario genere. A far parte del “Congresso” sono d’altronde intellettuali come Bertrand Rassell, Raymond Aron, Benedetto Croce che ne diventerà presidente onorario, Altiero Spinelli, Italo Calvino o Ignazio Silone, che prepara l’incontro berlinese ed è tra gli ispiratori della sezione italiana del CFF di cui – secondo la storica e giornalista inglese Francis Stonor Saunders[1] – fanno parte anche personalità come Adriano Olivetti, Mario Pannunzio, Ugo La Malfa o Ferruccio Parri.
A riprova dell’ampiezza del “Congresso per la libertà e la cultura” basti considerare che la sola sezione italiana raccoglie – e finanzia – un universo di circa cento gruppi culturali considerati indipendenti, come l’Unione Goliardica universitaria[2], il Movimento Federalista Europeo di Spinelli, i Centri di Azione Democratica o il Movimento Comunità di Olivetti. Non tutti, riporta Stonor Saundres, sono a quel tempo a conoscenza che dietro il Cff ci sia la Cia.

Il generale Broccoli tenta la via “sovranista” a Gladio

Nel promemoria il generale Broccoli dichiara di aver già informato del progetto i capi dei Sios[3] e dello Stato Maggiore della Marina e dell’Aeronautica. Già in quel 1951 il Potere militare italiano appoggia dunque la necessità di creare una rete di resistenza anticomunista.
Per rendere operativa la rete, il generale Marras autorizza l’invio di 7 ufficiali dei servizi segreti in Inghilterra, per alcune attività di addestramento presso la Training Division del Secret Intelligence Service – i servizi segreti britannici – tra il 15 novembre 1951 e il 12 febbraio 1952.

Al loro ritorno l’intenzione del generale Broccoli è di creare con i 7 ufficiali l’asse portante di questa rete clandestina di resistenza anticomunista, da formare con un massimo di 200 unità affidate al comando generale del colonnello pilota Felice Santini, capo del Sios Aeronautica e divisi in sei uffici:

  • Informazione
  • Sabotaggio
  • Comunicazione
  • Propaganda
  • Cifra
  • Esfiltrazione

Calderini-Duca, l’embrione di Gladio

L’obiettivo del generale è di attivare la struttura prima degli Stati Uniti, che stanno sviluppando un piano identico nel Nord Italia. Due strutture per uno scopo unico: “smagnetizzare” il potere comunista in Italia. È logico che, ad un certo punto, il progetto “sovranista” di Broccoli e il piano di Washington vadano a sovrapporsi, definendo una via comune all’anticomunismo nella penisola: nasce così l’”organizzazione Duca-Gladio[4], di cui scrive il professor Giuseppe De Lutiis in due perizie per l’Ufficio istruzione del Tribunale di Bologna tra il 1984 e il 1986[5].

L’Italia, in quei primi anni postfascisti, ha già una embrionale struttura di “resistenza anticomunista”, seppur ancora non unitaria:

  • sul confine friulano con i partigiani “non comunisti” che tentano di fronteggiare l’alleanza dei partigiani “rossi” con l’Esercito dei «fratelli maggiori» jugoslavi – come nel 1944 li definirà Palmiro Togliatti - che porterà all’occupazione di Trieste;
  • nei servizi segreti con il “Gruppo speciale” della “Sezione Calderini”, il vecchio ufficio del Sim – il Servizio Informazioni Militare fascista, che la fase repubblicana trasforma in “Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore Generale”[6] – incaricato di gestire i rapporti con le bande partigiane. Grazie all’aiuto dell’Aeronautica e della Marina – durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale la “Calderini” ha il compito di collegare nell’Italia occupata le cellule partigiane tra loro e con gli Alleati.

È da questa specifica sezione dei vecchi servizi segreti fascisti - “ripulita” e trapiantata nei servizi segreti repubblicani – che originano sia la rete clandestina anticomunista che la Sezione “Studi Speciali e Addestramento del personale” (Sad, 1956), entrambe dipendenti dall’Ufficio R del Sifar, addetto al controspionaggio.

Sempre dalla “Calderini” provengono ufficiali come i generali Giovanni De Lorenzo ed Ettore Musco, i colonnelli Mario Accasto e Felice Santini, il maggiore Antonio Lanfaloni, destinati ad un ruolo di estrema rilevanza nella futura strategia eversiva anticomunista.
Nel suo “Le altre Gladio[7], lo storico Giacomo Pacini approfondisce il passaggio di questi ufficiali tra la Sezione Calderini e la creazione della futura Gladio:

  • il maggiore Antonio Lanfaloni, nel 1956 – data di nascita ufficiale della struttura atlantica – a capo dell’Ufficio R del Sifar nato proprio come evoluzione della “Calderini” e responsabile della Prima Sezione dell’Ufficio informazioni tra il settembre 1945 e l’agosto 1952, quando viene nominato alla guida dell’Ufficio R
  • il generale Ettore Musco e il colonnello Felice Santini provengono dal Fronte Militare Clandestino (Fcmr) del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, direttamente collegato al settore “Bande e sabotaggi” della Calderini. I due coordinano il “Centro X”, che ha il compito di mantenere i collegamenti tra il Fronte e il comando militare di Brindisi. Il generale Musco, da capo del Sifar nel 1952 mantiene i contatti con la Cia nel periodo in cui viene creata Gladio
  • il generale Giovanni De Lorenzo, anche lui membro del Fronte, diventa vicecapo del “Centro X” all’inizio del 1944, dopo l’arresto del colonnello Montezemolo da parte dei nazisti. De Lorenzo, scrive Pacini, è considerato «il vero e proprio «padre» di Gladio»
  • il colonnello Mario Accasto, addestratore paracadutisti della Calderini che ricoprirà lo stesso ruolo al centro addestramento Gladio di Capo Marrargiu (Alghero)

Comunità Europea anticomunista, con qualche opposizione

Il “Piano Demagnetize” voluto dagli Stati Uniti per bloccare l’espansione comunista in Occidente – avviato attraverso due direttive del 12 e del 21 aprile 1952 – è una evidente e pesante ingerenza nell’amministrazione interna dei Paesi in cui il Piano è attivato, basti considerare il modo in cui, attraverso l’appoggio alla Democrazia Cristiana, Washington indirizzi le elezioni italiane del 18 aprile 1948. Nel 1990 emergerà come tutti i 12 Paesi membri della Comunità Economica Europea[8] siano oggetto di operazioni “anticomuniste”.

Il 7 maggio 1952, intanto, il generale Broccoli e il colonnello Santini sono invitati a Parigi, dove su iniziativa del Secret Intelligence Service britannico si decide l’ingresso dell’Italia nel Clandestine Planning Committee (Cpc), che dal 1951 assiste nell’attività di intelligence il comandante dello Shape (Supreme Headquarters Allied Power Europe) il Quartier Generale Supremo delle Potenze Alleate in Europa con sede a Casteau, in Belgio. Pur presenziando all’incontro, l’Italia decide di non riconoscere il Comitato: i vertici militari italiani denunciano forti disparità con i Paesi fondatori, ovvero Stati Uniti, Inghilterra e Francia che a rotazione ne esprimono il presidente.

Intanto tra Londra e Washington l’Italia sceglie quest’ultima. Una decisione che non ha alcuna base ideologica né strategica, ma solo la constatazione che tra le due offerte di aiuto quella statunitense risulta la più conveniente, anche da un punto di vista puramente finanziario.
Il 1953 è l’anno in cui questa scelta strategica inizia a farsi evidente: l’agente Cia William Colby – in seguito direttore dell’agenzia – viene inviato a Roma per gestire il programma di azioni politiche clandestine in funzione anticomunista: obiettivo finale è la sconfitta del Pci alle elezioni politiche del 1958. il piano statunitense, dunque, è fin da subito impostato sul lungo periodo.

”Torremarina srl”, e della falsa clandestinità di Gladio

Va in tal senso l’accordo – senza legittimità parlamentare – che tra il 1953 e il 1954 porta il denaro della Cia alla “Torremarina Srl”, società di copertura del Sifar, che lo utilizza per la costruzione ad Alghero della base di Capo Marrargiu, centro addestramento e principale base di Gladio (oltre che fulcro del “Piano Solo”). Al vertice della società è posto lo stesso generale Broccoli, che porta con sé Santini, Musco e Lanfaloni, dirigente dell’Ufficio amministrativo dei servizi segreti militari. Le loro quote verranno rilevate dal generale De Lorenzo, dal tenente colonnello Giulio Fettarappa Sandri – anch’egli proveniente dal Sim fascista – e dal colonnello Luigi Tagliamonte, contemporaneamente dirigente del Sifar e dei Carabinieri.

Operazione atlantista, base sovranista

L’attività della “Torremarina srl” rende evidente come la clandestinità dell’”operazione Gladio” sia una clandestinità a metà: il nostro ordinamento, in quegli anni, impone una speciale deroga per gli ufficiali che vogliano – o debbano – possedere quote in una società. Per rendere legali gli atti della società è dunque necessaria l’autorizzazione del ministero della Difesa, in quegli anni guidato da Paolo Emilio Taviani, sostenitore di un progetto parallelo – ma non opposto – alla “Gladio statunitense”: l’ingresso nella “rete di resistenza clandestina anticomunista” dei vecchi gruppi paramilitari non comunisti, ad iniziare dalla “Brigata Osoppo”, posta a difesa del confine friulano fin dalla fine della Seconda Guerra mondiale, ricostituita come “Stella Alpina” - una delle 5 Divisioni di Gladio – sotto la guida del tenente colonnello Luigi Olivieri.

Parallelo è anche il progetto dell’Armata Italiana della Libertà (Ail) che il colonnello Musco fonda nel luglio 1947, quando è già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e designato dagli Alleati al vertice dei servizi segreti italiani. A guidare l’Ail sarebbe però il generale Antonio Sorice, ministro della guerra del governo Badoglio (luglio 1943-febbraio 1944) e vice capo di Gabinetto dello stesso ministero sotto il fascismo, quando ricopre anche la carica di consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Il contributo offerto alla Resistenza partigiana porta al suo proscioglimento dal processo di epurazione.

Obiettivo di lungo periodo non è solo la sconfitta elettorale dei comunisti – e in un secondo momento anche dei socialisti – quanto rendere completamente illegale il Partito Comunista italiano. Forse non a caso il piano viene affidato al questore Gesualdo Barletta e ad Ulderico Caputo, ex dirigenti dell’Ovra fascista ed entrambi direttori dell’Ufficio Affari Riservati.

I “super-prefetti” di Scelba

L’”organizzazione clandestina” è, dunque, una rete di organizzazioni anticomuniste: la Brigata Osoppo e le sue evoluzioni, l’Ail di Musco, il Congresso di Silone e Croce, il Movimento Avanguardia Cattolica Italiana (Maci) o il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli. E poi c’è il gruppo dei “super-prefetti” di Mario Scelba, di cui proprio l’ex ministro dell’Interno parla, anni dopo, in un’intervista rilasciata allo storico e giornalista Antonio Gambino:

già nei primi mesi del 1948 era stata messa a punto un’infrastruttura capace di far fronte a un tentativo insurrezionale comunista. L’intero paese era stato diviso in una serie di grosse circoscrizioni, ognuna delle quali comprendeva varie province, e alla loro testa era stato designato in maniera riservata, per un eventuale momento di emergenza, una specie di prefetto regionale, che non sempre era il prefetto più anziano o quello della città più importante, perché in alcuni casi era invece il questore o un altro uomo di sicura energia e di mia assoluta fiducia.
L’entrata in vigore di queste prefetture sarebbe stata automatica, nel momento in cui le comunicazioni con Roma fossero state, a causa di una sollevazione, interrotte: allora i super-prefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base a un piano preordinato, che cosa fare. D’altra parte ci eravamo preoccupati anche di impedire che si potesse arrivare a un’interruzione delle comunicazioni. Pensando che la prima mossa dei promotori di un eventuale colpo di Stato sarebbe stata di impadronirsi delle centrali telefoniche e delle stazioni radio, o quanto meno di renderle inutilizzabili, avevamo organizzato un sistema di comunicazioni alternative, servendoci come punti di appoggio, di un certo numero di navi italiane e alleate presenti nel Mediterraneo

È per questo che De Gasperi, presidente del Consiglio in quei primi anni repubblicani, chiede agli Stati Uniti di mantenere una presenza navale, segreta, proprio nel “Mare Nostrum”?

Quel che è certo è che diventa sempre più chiaro come la clandestinità dell’”operazione Gladio” sia puramente formale, perché ad esserne a conoscenza sono sicuramente:

  • Presidente della Repubblica
  • presidente del Consiglio dei Ministri
  • ministro della Difesa
  • ministro dell’Interno
  • ministro degli Esteri
  • Responsabili militari italiani

Attraverso l’operazione ”Sifar immobiliare” l’Italia rende di fatto evidente quella scelta atlantista che, riprendendo Orsatti, porterà la Storia italiana ad evolversi come «copione che altri hanno scritto sulla nostra pelle».

Quale “gioco grande” dietro Gladio?

Meno chiara rimane invece la reale motivazione degli Stati Uniti: il Partito Comunista Italiano in quegli anni guadagna voti, ma non dispone – a differenza proprio dell’area atlantica – di strutture già in grado di sovvertire l’ordine della neonata Repubblica per instaurare quello «Stato totalitario di polizia» che la Cia denuncia come vero risultato in caso di vittoria comunista alle elezioni del 18 aprile 1948.
È lo stesso Dipartimento di Stato che, in una lettera del 13 febbraio 1952, parla della “preparazione” di una organizzazione segreta – composta da un comitato centrale politico e un’ala paramilitare – che i comunisti italiani attiverebbero in caso di messa fuorilegge del partito. Una organizzazione che gli stessi Stati Uniti indicano, dunque, come difensiva e non offensiva.

Se dunque l’avvento al potere del Pci è una minaccia più nelle intenzioni – e nella propaganda – di Washington, a cosa serve davvero la rete di organizzazioni clandestine anticomuniste che, ancor prima della nascita della Repubblica, viene sviluppata in Italia? Qual è il “gioco grande” che viene nascosto dietro l’”operazione Gladio”?

Che la si definisca come “struttura” o come “operazione”, ad oggi quello intorno a Gladio è soprattutto un Segreto. Un Segreto che viene messo nero su bianco nel 1956 attraverso un accordo tra i servizi segreti di Italia (Sifar) e Stati Uniti (Cia) e che indirizzerà la politica, l’economia – e di conseguenza la Storia – italiana per almeno 50 anni. Un Segreto su cui, riprendendo Pietro Orsatti, è sviluppato quel «copione che altri hanno scritto sulla nostra pelle».

[2 - Continua]
[1 - Accordo Sifar-Cia 1956, l'Italia firma il "copione" per una Repubblica eterodiretta]

Note

  1. F. Stonor Saunders, La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti, Roma, Fazi Editore, 2004
  2. Da cui usciranno alcuni dei protagonisti della politica e del giornalismo dei decenni successivi; basti ricordare Marco Pannella, Bettino Craxi, Gianni De Michelis, Fabrizio Cicchitto, Achille Occhetto, Lino Jannuzzi o Paolo Flores d’Arcais
  3. Servizio Informazioni Operative e Situazione, sostituiti dal 2001 dal Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, avevano tra i loro compiti l’acquisizione di informazioni sui Paesi potenzialmente ostili
  4. Il Nucleo prende il nome dal colonnello Giovanni Duca, ex addetto militare presso le ambasciate italiane in Belgio, Olanda e Portogallo, nel 1939 entra nel Sim divenendo il responsabile proprio della Sezione Calderini. Dopo aver guidato il VII Reggimento di fanteria Cuneo sul fronte greco-albanese (1941) va a dirigere l’Accademia militare di fanteria di Modena, da dove – rimanendo fedele alla monarchia – organizza le prime forme di lotta antitedesca clandestina, collaborando con il Fmcr di Montezemolo, che sostituirà all’arresto di quest’ultimo nel 1944. In missione in Veneto per ampliare il Fronte, viene arrestato dai nazisti a Verona insieme al figlio. Viene fucilato nel carcere di Parma il 23 agosto 1944: i nazisti non riusciranno ad ottenere informazioni nonostante il colonnello venga più volte torturato. Il figlio pare essere stato deportato e ucciso nel lager di Mauthausen. Informazioni riprese da Giacomo Pacini, “Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia. 1943-1991”, Torino, Einaudi, 2014
  5. Ufficio istruzione del Tribunale di Bologna, procedimenti penali n.219/A/86 R.G.G.I e n.132/A/84 R.G.G.I.
  6. Nel 1940 il Sim è composto – oltre che dalla Calderini – anche dalla Sezione “Zuretti” (situazione) e dalla “Bonsignore”, cui spettano compiti difensivi
  7. G. Pacini, op.cit.
  8. Si tratta di Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi (1957); Danimarca, Irlanda, Regno Unito (1973); Grecia (1981); Portogallo e Spagna (1986)
  9. Barletta dal 1948 al 1958; Caputo dal 1959 al 1961

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