Omissis - il progetto

Memoria, Verdad, Justicia. Fare memoria, cercare verità, chiedere giustizia. Non è forse così che si fa giornalismo?

Omissis Edizioni, da marzo 2018, parte da queste tre parole chiave per raccontare la memoria sporca di un'Italia che, con il trucco pesante del voyeuristico abuso di cronaca nera, del gossip, del giornalismo spazzatura, «omette le altre cose».

Un'Italia connivente che dal 1948 ad oggi ha fatto e continua a fare accordi con i suoi strati più criminali, che ha deviato e continua a deviare la sua Storia dietro verità di comodo, nascondendola dentro un gigantesco "Archivio del Disonore" su cui si fonda il Potere italiano.
Fare memoria, cercare verità, chiedere giustizia per le bombe senza nome; per i morti ammazzati e quelli fatti suicidare; per il terrorismo di Stato e contro lo Stato; per le trattative segrete, gli accordi illeciti sulla salute, sul sangue e contro le popolazioni. Dentro e fuori i confini nazionali.

Memoria, Verità, Giustizia per un'Italia che agisce contro la sua stessa memoria. Un'Italia che celandosi dietri ai pezzi deviati delle sue istituzioni - che in realtà rispondono ad un preciso disegno politico - ha insabbiato e insabbia, ha delegittimato e delegittima, arrivando ad uccidere chi sapendo non ha taciuto, chi ha raccolto le prove per ricomporre il puzzle dei «pezzi disorganizzati e frammentari» della nostra Storia.
Fatti di cui dopo decenni cerchiamo ancora mandanti, esecutori e motivazioni. Storie in cui la Verità - quella con la maiuscola - non è mai stata (realmente) cercata. Fatti che messi insieme restituiscono solo delle verità "probabili", delle “Ipotesi di Verità”.

Memoria, Verità, Giustizia per un racconto rallentato e approfondito; Memoria, Verdad, Justicia, in spagnolo per quelle Madres che da oltre quarant'anni chiedono la «aparición con vida» dei loro figli e nipoti e testimoniano, anche, come fare memoria, cercare verità, chiedere giustizia sia un lavoro lento e costante. Un processo in cui alle nuove domande si aggiungono le vecchie, perché «gli uomini che cercano, finché continuiamo a farci le loro domande, non muoiono mai»[1].

Note:

  1. «Ecco, allora, io me lo immagino sulla spiaggia, ad ascoltare anche lui il canto di quella balena perduta. (…) è un Uomo Che Cerca. E non importa se è morto prima di trovare. Gli uomini che cercano, finché continuiamo a farci le loro domande, non muoiono mai» - Carlo Lucarelli, Navi a perdere, Edizioni Ambiente, 2008, p.102

[Pagina aggiornata al 7 aprile 2019]

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